José Saramago, un ricordo

José SaramagoCome forse saprete, venerdì 18 giugno è morto José Saramago, grande scrittore portoghese e vincitore del premio Nobel per la Letteratura nel 1998. Mi è molto dispiaciuto non averne scritto niente prima, ma ammetto di essermi quasi subito trovato di fronte ad una difficoltà non da poco: avrei desiderato riportare un passo, una pagina di questo grande autore sul mio blog, come faccio di solito parlando di Letteratura, ma al momento di scegliere mi sono come bloccato. Non è stato perchè non vi sia in effetti l'imbarazzo della scelta: c'è, eccome. Mi sono bloccato perchè, in un attimo, ho realizzato che sarebbe stato una specie di tradimento, di certo un tradimento piccolo rispetto a quelli che normalmente ci riserva la vita, ma comunque un tradimento che l'Arte dell'autore portoghese non merita affatto. Estrapolare una pagina, un passo, poche righe da una delle opere di Saramago sarebbe stato come mutilare non solo la ricchezza e l'eleganza della sua prosa, ma in qualche modo anche come disperdere nella banalizzazione e nella semplificazione tutto il succo contenuto in quelle parole, un succo che, credetemi, merita d'essere goduto tutto e senza "spreco" nella lettura completa dei suoi "libri", termine quanto mai riduttivo, temo. Non so se sia riuscito a farvi capire il problema che mi si è posto davanti, ma sono sicuro che farete del vostro meglio per capirlo. Non me la sono sentita di decapitare L'Anno della morte di Ricardo Reis, o Cecità. In fondo ha anche poco senso. Se la grande Letteratura ci dà qualcosa, questo qualcosa è senz'altro da ricondurre alla capacità di affrontare criticamente i problemi che la realtà in cui viviamo ci presenta, fornendo nel contempo strumenti per immaginare un futuro (e un mondo) migliore. Nei libri di Saramago troverete tutto questo. Adesso alcuni saranno molto impegnati a proferire anatemi, scomuniche, offese di dubbio gusto e a pronunciare medioevali damnatio memoriae: basta leggere certi ridicoli giornaletti degli ultimi giorni (non trovo epiteti migliori, vi sarò grato se vorrete aiutarmi) per rendersene conto, e d'altronde chi tali cose scrive non fa che dimostrare la più antica e banale delle verità, ovvero che la grande Letteratura come tutta la grande Arte è mal sopportata dal potere in quanto unica vera Rivoluzione. La verità è che quando muore un poeta, uno scrittore, qualcuno che con la sua Arte ha cercato davvero di migliorare la nostra vita, di strapparci da e non di catapultarci completamente nella tenebra dell'ignoranza, io finisco sempre per sentirmi un pò più solo: Saramago mi mancherà, come altri prima di lui, e altri dopo; mi mancherà quel periodare inesausto che sembrava sempre inseguire qualcosa di maledettamente sfuggente; mi mancherà quella saggezza quasi rassegnata ma mai indifferente, e la forza delle proprie idee che questo anziano signore continuava a spingere con grandissima eleganza dentro le proprie pagine. Tutto questo mi mancherà, e mi manca già. Mi sento un pò più solo. Il cicaleccio di piccoli uomini senza dignità, quello invece non mi mancherà affatto, quando sarà finito per sempre.
E allora da queste pagine povere e forse prive di ogni valore, mando un piccolo abbraccio a un grande scrittore che non c'è più.

2 pensieri su “José Saramago, un ricordo

  1. Mi associo al tuo abbraccio.
    La stroncatura post-mortemda parte dell'Osservatore Romano è un ulteriore medaglia al merito per l'opera di Saramago.
    Certo stupisce (ma nemmeno poi tanto) la davvero scarsa "pietà cristiana"dimostrata dal giornale vaticano..ma Gesù non diceva che biognava amare i propri nemici? Insomma se non volevano rendergli "l'onore delle armi" sarebbe stato più dignitoso non scrivere niente, ma evidentemente la loro rabbia dimostra che gli attacchi alle religioni organizzzate del Vangelo sceondo Gesù Cristo e l'ultimo Caino avevano colto nel segno.
    Ribadisco: è una medaglia al valore

    quentin84

  2. Carissimo quentin, credo proprio che tu abbia ragione! 😉
    Purtroppo non riesco a non indignarmi di fronte alla disonestà intellettuale: questa è gente per cui lo scandalo dei preti pedofili in sostanza altro non è che "un attacco mirato per minare la credibilità della chiesa"; mi sembra che i bravi vescovi e cardinali non abbiano mai negato la comunione a gente come Pinochet o Salazar.
    Basta, questo discorso porterebbe troppo lontano e non servirebbe affatto a restituire la memoria della grandezza di Saramago. Come scrittore e come uomo, intendo.
    Ciao vecchio mio!

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