Consigli musicali per la primavera con una piccola anteprima in free download: “Siamo Nati Lontano”, EP d’esordio de La Fine Del Mondo

Il Mondo è Morto, non senti l’odore?
Si sente odore d’incenso e idrocarburi,
di eroina e trasmissioni elettorali.
Non senti il suono continuo
del calcolatore bizzarro che sancisce
la Sua Morte?
Non senti il canto degli Sterminati?
I traccianti nel cielo non sono
pirotecnie di compleanno
e nemmeno naufraghi in gommone
che segnalano disperati la posizione.
In televisione non ne danno notizia.
Guardie armate sparano
colpi d’avvertimento verso il cielo
per arrestare la marcia dei curiosi
e spesso un Tedesco vestito da Donna
parla della necessità del confronto,
ma necessariamente, nella Verità.
Il Mondo è Morto, non senti l’odore?
Non senti le trombe, gli sciacalli, gli avvoltoi
il buonumore raro del barista
che ti parla di un futuro improbabile
ti passa un bicchiere avvelenato
da un sorriso fuori tempo?
(Le profezie, la termodinamica, il buonsenso, la noia,
pronosticano in tempi diversi lo stesso evento
peraltro già avvenuto…)

(Simone Molinaroli)

A volte mi capita di pormi una domanda che, me ne rendo conto, ai più può apparire naif o comunque poco interessante, ma che invece è capace di darmi da pensare per parecchio tempo: che ne è stato della Poesia? Perché questo nostro mondo, l’aveva già capito Pasolini, è affetto da una terribile assenza di Poesia, è affamato di Parole, Suoni, Immagini che non siano quelle consuete, televisive, anestetizzate, vuote: questo nostro mondo, il nostro tempo, ha terribilmente bisogno della sua poesia, e di un suo linguaggio, anche se qua e là sembra non rendersene conto. È abbastanza bizzarro che, alla parola Poesia, l’uomo medio (noi tutti, ammettiamolo) voli col pensiero a qualche rima petrarchesca imparata ai tempi del liceo o, più spesso, allo sciabordare delle lavandare di pascoliana memoria, come ci fossimo tutti convinti del fatto che la Poesia esista tra i banchi di scuola, incartata e impacchettata dentro austeri libri coperti di polvere abbandonati su qualche scaffale; il rischio non è tanto il convincersi di questo, quanto evidentemente il rassegnarsi a questa convinzione. Perché la Poesia esiste ancora, è viva, il gusto della Parola non è estinto, la volontà di generare significato laddove non ci si attenderebbe di trovar più niente non si è spenta: è un fuoco molto flebile ma tutt’altro che domato, perché è necessario, è una delle cose che forse più di ogni altra ci identificano come esseri umani, dal momento che ci piace tanto considerarci superiori al resto della fauna (e della flora) che vivifica questo sassolino sperduto nell’universo. La Fine del Mondo, ma forse a questo punto lo avrete già capito, non è semplicemente un qualcosa di raggiunto e attestato, una semplice constatazione: è un punto di partenza e non di arrivo, è da questa constatazione che diventa possibile muovere attraverso il deserto di nietzscheana memoria, per così dire. Certo, è anche una band: Simone Molinaroli, poeta e performer pistoiese; Alessio Chiappelli, già voce e chitarra dei S.U.S.; Simone Naviragni al basso e Matteo Parlanti alla batteria, ad occuparsi della sezione ritmica, e infine Valentina Innocenti, danzatrice che accompagna questo combo nelle esibizioni dal vivo. Una band, quindi, un’idea e da oggi quattro tracce, un EP intitolato Siamo Nati Lontano. Ai più attenti tra voi non sarà sfuggito che già un paio d’anni fa, su queste pagine, avevamo avuto l’onore di consigliarvi un lavoro a nome dei S.U.S. e di Simone Molinaroli, La Conseguenza di Tutto EP (qui trovate uno streaming dei cinque brani di quel cd): cambiano i protagonisti, almeno per metà, ma non la sostanza. Così come La Conseguenza di Tutto rivelava un’urgenza fuori dal comune, questo Siamo Nati Lontano, fin dalla copertina, riprende il discorso da dove era stato lasciato, approfondendolo e spingendolo a definitiva maturazione, squarciando il velo e marciando verso una luce accecante che sembra indicare proprio un nuovo inizio: la prima cosa che salta all’orecchio dell’ascoltatore è il suono, estremamente più curato che in passato, nel quale si riconosce la mano di Gioele Valenti (forse più noto nella scena alternativa nostrana come HERSELF) al mix, e che si arricchisce di una carica che potremmo definire, semplicemente, “post-“, col rischio di incorrere in un paradosso che, nel mondo dell’Arte, ha inghiottito il senso da trent’anni a questa parte; che significa questo prefisso, “post-“? Il suono de La Fine Del Mondo assomiglia al boato sordo che segue una colossale implosione: come recitano i versi stessi di Molinaroli “Il mondo è Morto, non senti l’odore?”, tutto è già accaduto, tutto è già successo senza frastuono, nel silenzio più sordo e condiscendente: che ne è stato di noi, in tutto questo? Esiste ancora il miracolo dell’Altro? Che ne è dell’Uomo? Chitarra, tremolo e violino introducono a Forse un giorno, brano d’apertura del lavoro (che trovate in free download dal bandcamp della band in fondo a questo articolo), giocato sull’alternanza di pieno e vuoto, ambiente musicale su cui cresce la poesia di Molinaroli; alcune storture elettroniche cesellano le ritmiche cadenzate lungo questo quattro minuti e mezzo che preludono, in un finale in crescendo, allo shuffle dal vago sapore di bossa nova di Illuminazione Nr.1, lacerato dai fiati, malinconico e spezzato a metà da improvvise esplosioni rumoriste. Il terzo episodio del lavoro, Siamo Nati Lontano, è una vecchia conoscenza dei nostri affezionati lettori, che già avevano incontrato questo brano nel precedente La Conseguenza di Tutto: ma sono passati un paio d’anni e oggi il brano si giova di una struttura e di un lavoro di cesello che lo rendono decisamente il fratello maggiore del pezzo apprezzato in passato. Chitarra, basso e batteria mimano la forza quieta delle onde del mare, o il suo ricordo intrappolato nelle valve di una conchiglia accostata all’orecchio; riverberi distanti come distante è il luogo che evocano, un’elegante ballata completata da una delle poesie più belle che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, parole che a loro volta cullano e stordiscono fino alla conclusione, ancora una volta rumorista, in cui si spegne ogni suono, lentamente e inevitabilmente. Tutti Siamo Morti chiude il lavoro con ritmiche diseguali, divagazioni free sporcate ancora dal rumore, prima di un crescendo minaccioso che riporta alla Parola, al già compiuto: Siamo morti tutti, come negarlo,/ in quelle ore che sono luoghi non mappati/ di cui gli orologi non portano Il Segno./ Siamo morti tutti, come negarlo./ E come negare lo spietato dominio/ dell’ambizione alla rovina,/ come negare/di ciò che “non può essere detto”. Il brano si spegne negli echi e nei riverberi, con un loop che sembra alludere a quella sensazione che chiunque si sia guardato attorno nella propria esistenza deve aver conosciuto almeno una volta. Dunque, mi si potrà domandare, questo EP, queste quattro tracce, pongono fine alla fame di Poesia che a volte nemmeno ci rendiamo conto di avere? Certo che no, perché il loro vero obiettivo non è questo: la ragione di questo impegno è spingere a domandare, dal momento che, se è vero che le risposte invecchiano, le domande, quando ben poste, restano sempre attuali. Non ci si può avvicinare ad un’opera come questa con lo stesso spirito con cui si consumerebbe un cd di musichette indie, o un album di semplice musica leggera; La Fine Del Mondo non è solo questo, non è l’antidoto al dolore delle masse blandito sotto forma di mp3 o snocciolato come la parola dell’ultimo Messia ubriaco salito su un palco: di capipopolo ne abbiamo già troppi, tre quarti dei quali continuano a parlare proprio e soltanto in virtù del fatto di non aver niente da dire. La Fine Del Mondo non è il sottofondo conciliante del vostro bisogno di sentirvi riflessivi, una volta ogni tanto, o impegnati; La Fine Del Mondo è quello che succede quando all’urgenza della Parola si mescolano il piacere del Suono e la reale necessità dell’Altro, per generare il rumore che fa la vita abbandonata a spegnersi nell’indifferenza generale. Tutte queste parole forse servono solo a confondervi le idee, me ne rendo conto; ma in ultima istanza quello che vorrei riuscire a dire è che queste quattro tracce hanno il potere di spalancare tutto un mondo, un non-detto che abbiamo consapevolmente scelto di lasciare dietro le nostre spalle, aprendo la vista ad un’altra prospettiva, andando a cercare la parola che possa racchiudere qualcosa del significato umano di ciò che ci accade, e che sia una parola nuova, viva, mai ascoltata, reale e soprattutto nostra, anche se magari ancora non ce ne rendiamo conto. Perché in definitiva è questo che fa la vera Arte, sia essa letteratura, pittura, musica o cinema: fornisce nuovi punti di vista, nuove posizioni da cui guardare le cose, mescolando politica, filosofia, linguaggio, suono e tutto quello che volete allo scopo di disvelare qualcosa. Che esista o meno una Verità, giova ricordare come gli antichi greci si riferissero ad essa attraverso una parola che letteralmente significa “non nascosto”. Siamo consapevoli di come questo Siamo Nati Lontano possa costituire, per molti, un ascolto complesso: ma è pur vero che questa è la sua essenza, e che richiede ben altro che due orecchie e un lettore mp3 per essere apprezzato. Richiede il vostro tempo, il vostro cuore e il vostro cervello; richiede la vostra buona disposizione. Richiede disciplina, perché tutto ciò che conduce in qualche luogo comporta uno sforzo di adattamento. Richiede impegno. Ma premia con il ritrovato gusto della Parola, e con un linguaggio che ritorna ad essere il linguaggio del qui e ora, il nostro linguaggio, la nostra Parola. L’ascolto di queste quattro tracce premia spingendoci a recuperare qualcosa della nostra umanità che forse nemmeno ci rendevamo conto di aver smarrito, che semplicemente avevamo nascosto, ma che c’è ancora: l’appetito per la domanda, il gusto del dialogo, la necessità del confronto, il bisogno di non essere soli. Qualcosa che, a tutti gli effetti, ha sempre fatto parte della nostra natura, e che non possiamo in alcun modo permetterci di gettare al vento. È per questo che vi consiglio di ascoltare questo EP, perché vi costringerà a pensare, perché è bene essere consapevoli, come scriveva il buon vecchio David Foster Wallace ormai troppi anni fa, che “la Verità ti renderà libero. Ma solo quando avrà finito con te”. Cose che non tutti ti dicono ma che fa bene non dimenticare mai, nell’attesa che la bellezza, come promesso, salvi il mondo, o che almeno ci avvii verso la felicità, per dirla con Stendhal.

Siamo Nati Lontano EP nasce dalla collaborazione di Ass Cult Press e Salmone Rec., neonata etichetta indipendente; maggiori informazioni si possono reperire visitando il sito web di Simone Molinaroli, la pagina ufficiale del progetto su Facebook o ancora qui. Ah, e qui  trovate i testi di Molinaroli per questo EP. Buona lettura e buon ascolto… e soprattutto, adesso scaricatevi gratuitamente “Forse Un Giorno”!

Appunto tecnico- Da oggi riprendiamo il discorso della promozione, tramite le nostre brevi recensioni, della miglior musica emergente italiana. Causa disguidi tecnici, per adesso l’unico modo di reperire le vecchie recensioni già pubblicate da me e dal mio valido collega Carlo Venturini è quello di far riferimento alla colonna sinistra, nella sezione intitolata “Per mettere un po’ d’ordine”: sotto la dicitura “Tesori Nascosti” troverete tutti i vecchi post. Pazientate, per adesso: di meglio non si può fare. Grazie a tutti, e buona lettura!

"La Conseguenza Di Tutto" di SUS & Simone Molinaroli in download gratuito su Èos Rec.

La Conseguenza Di Tutto

La primavera è arrivata, e attraverso la nostra net-label Èos Rec. inizia una fruttuosa e speriamo molto lunga collaborazione con la neonata En Avant! Produzioni. Il primo passo è la pubblicazione, in download gratuito, del primo ep di Simone Molinaroli e dei SUS (che già avete avuto modo di conoscere su queste pagine), intitolato La Conseguenza Di Tutto. Seguendo questo link, e cliccando la cover dell’ep, sarete reindirizzati all’account Soundcloud di En Avant! da dove potrete scaricare le tracce che compongono il dischetto. Sul sito di Èos Rec. troverete inoltre materiale precedente del Laboratorio Musicale Èos, ovviamente ancora in download gratuito.
Restate in zona, perché a breve avremo nuove sorprese per voi… Intanto, vi auguriamo un buon ascolto!

Prima recensione per "May The Days Be Aimless"

Pubblico di seguito il testo della prima recensione ricevuta dal nostro ultimo lavoro, "May The Days Be Aimless" (qui l'originale), e colgo l'occasione per ricordare a chi fosse interessato che è possibile richiedere il cd scrivendo a questo indirizzo: costa solo 5€ più spese di spedizione. Buona lettura!
 

 

Recensione a cura di A.B.

ETICHETTA: Nessuna
GENERE: Rock sperimentale

RECENSIONE:
“Il grande capo adesso ride, ma non riderà quando i nostri passi l’avranno travolto”
(Eos, Altre Piccole Rivoluzioni d’Ottobre)

“L’overdose della comunicazione è solo un altro sintomo della solitudine”
(Eos, Tristezza e Bellezza)

Testi
Buie riflessioni con pochi spiragli di luce. Realtà imprigionata in se stessa, impotente e priva quasi di ogni speranza se non che quello di cullare i sogni in una corsa contro il tempo.
Regna sovrano il tema della solitudine. Un disagio forzato, un sentirsi distaccato e anticonforme.

Musiche
Fungono solo da accompagnamento alle letture dell’autore. I suoni sono ossessivi e ripetitivi dovuti dal costante utilizzo di piccoli loop. Le sonorità cosmicoelettroniche ricreano un atmosfera tetra e spettrale.
La traccia numero Nove “The Night” è l’unica composizione con forma canzone, semplice strumming eseguito al pianoforte con un leggero ambient synth di fondo.

Difficile definire canonicamente questo disco. Di semplice ascolto per quando riguarda la parte musicale, altrettanto chiaro e diretto in quasi tutti i contenuti. Di certo non è la colonna sonora giusta per le vostre lezioni di salsa.

A volte ritornano…

Sì, è vero: è passato un pò di tempo dall’ultimo post. Sono stati, ve lo assicuro, mesi orribili di lotte senza quartiere con le offerte truffaldine di “certi” operatori telefonici: ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo di nuovo online. Nell’attesa di tornare a pubblicare qualcosa come ai bei tempi, comunico a tutti colori che si siano distratti nel frattempo che è disponibile per l’acquisto il nostro ultimo album, May The Days Be Aimless: per richiederlo, è sufficiente scrivere a eoslab@libero.it. Costa solo 5 euri più spese di spedizione che, detto tra noi, non dovrebbero mandarvi in rovina.
Per chi fosse ancora più distratto, rammentiamo anche che sono disponibili dall’ottobre scorso le quattro tracce di Lullaby EP, pensato come “lancio” dell’album vero e proprio e contenente il singolo Lullaby: potete scaricarle gratuitamente dal sito della nostra net-label Èos Rec. (non è difficile, basta cliccare sulla cover…)
Prima di salutarvi e darvi appuntamento ai prossimi post, voglio mettervi a conoscenza del fatto che, presto, ci saranno interessanti “sorprese” sul sito della nostra net-label: il Laboratorio inizia a fare sul serio e si prepara a distribuire nuova musica originale. Restate in zona, e un “bentornati su queste pagine”.

A tutti noi, ovviamente!

Esce "May The Days Be Aimless", il nostro quarto LP!

May the days be aimless. Let the seasons drift. Do not advance the action according to a plan.
(Don De Lillo, Rumore Bianco)

 

Possano i giorni essere senza meta: un augurio, certamente. L’unico sbocco possibile a quanto fatto dal 2008 a oggi, con i passaggi de Il Perfezionamento dello Spreco e La Metafisica Degli Alberi. Non è così strano, se ci pensate un po’: viviamo in un mondo che maschera la sua intrinseca irrazionalità con un’elegante patina di buon senso, rigore logico e schiacciante raziocinio. Ma è razionale una società nella quale si discute animosamente (come si poteva leggere lo scorso agosto nell’edizione online del Guardian) dell’eventualità di fornire ai clienti dei fast food salvifiche pillole anticolesterolo di contorno ai cibi grassi, unti, di oscura provenienza e certo non così salubri prodotti da queste catene di ristoranti, e tutto questo mentre la grande maggior parte del pianeta muore di fame? Può darsi che fosse una provocazione; può darsi che si stia fraintendendo, o peggio ancora che ci stiamo comportando da ipocriti. Torna in mente Tony Blair all’indomani dei terribili attentati di Londra del luglio 2005, mentre tuona che “niente ci costringerà a cambiare il nostro stile di vita!”; torna in mente, nel nostro piccolo, anche il pezzo che abbiamo composto ormai un paio di annetti fa, La paralisi della critica: “Romeo, l’Idiota, Edipo, Faust? Uno psichiatra li curerà”. Come sempre, tocca ringraziare Marcuse per l’intuizione giunta in tempi non sospetti: oggi c’è una pillola per ogni malattia, per ogni stranezza e finanche innocua differenza. Adorno scrisse che “si è davvero amati solo laddove la nostra debolezza non provoca in risposta la forza”: esiste oggi un luogo del genere, che sia fisico o meno? Esiste una pillola che sia in grado di curare la sensazione di essere costantemente fuori posto, di non capire niente di quanto ci accada intorno? Probabilmente questo dischetto, che vede finalmente la luce dopo mesi difficili e qualche evitabile problemuccio tecnico, parla proprio di questo. È stato un lavoro lungo, durato quasi otto mesi nel corso di questo 2010, per il quale occorrerebbe ringraziare davvero molte persone, da quelle che ci sono state a quelle che, purtroppo, hanno dovuto dare forfait: da Simone Molinaroli, che ci ha concesso l’onore di recitare di persona i suoi versi in apertura dell’album e al quale siamo grati per la grande ispirazione che continuamente le sue parole forniscono, ad Andrea Agostini, che ha suonato la batteria nell’unico brano momentaneamente escluso da ogni tracklist a causa di problemi di “arrangiamento”; da Luca, Ivan e Irene, che hanno collaborato alla realizzazione del video di lancio per il singolo Lullaby, già pubblicato nell’omonimo EP uscito un paio di settimane fa in download gratuito sul sito della nostra net label Eosrec, e senza i quali nessuno di quei circa cinquanta palloncini sarebbe mai stato gonfiato, a Benedetta, che avrebbe dovuto prestare la sua voce in un paio di brani ma, a causa di difficoltà tecniche insormontabili, ha dovuto far slittare a tempi migliori questa preziosa collaborazione; e poi dovremmo nominare tutta quell’Arte, quella Poesia, quella Letteratura che ci hanno come sempre guidato nella composizione dei testi e delle musiche, da Pessoa a Majakovskij, da Brodskij ai Morphine, da Jackson Pollock alla letteratura giapponese al romanzo “Dialettica di un periodo di transizione dal nulla al niente” di Viktor Pelevin al quale abbiamo rubato metà del titolo e un paio di righe per una delle nostre canzoni, da Foster Wallace alla musica glitch, dai Low a certi splendidi luoghi che ci sono rimasti nel cuore. Come sempre, una lista infinita di ringraziamenti che però non ce la sentiamo di considerare inutili: senza tutto questo, senza l’intervento di tutte queste persone, noi non saremmo ciò che siamo e questa musica sarebbe molto diversa. In fondo, il sogno nascosto di tutto il nostro lavoro è far sì che un giorno anche solo uno tra voi possa considerare l’ascolto di un brano, di un accordo, di una frase di questi piccoli album realizzati con sudore della fronte, entusiasmo e totale artigianalità, come un momento che ha contribuito a fare di voi stessi ciò che poi siete diventati: a farvi cambiare. L’Arte deve tornare ad avere il coraggio di mostrare strade diverse, di farsi strumento di crescita e cambiamento, moltiplicatore delle differenze e dei punti di vista: non lasciarsi ottundere dalla musica più biecamente commerciale, dalle parole indifferenti che non fanno male e non bruciano se ti finiscono davanti agli occhi, da un paese che lascia ingoiare tutto dall’avanspettacolo con la stessa nonchalance con cui nasconde la propria polvere sotto il tappeto, e non solo la dignità, ma perfino il bisogno di dignità e la sensazione stessa di quel bisogno, un paese nel quale la critica va di pari passo con la presentazione delle collezioni di alta moda e il presente è una (brutta) barzelletta, dove ogni grido (di dolore, disperazione, rabbia, ragione) resta solo una minima increspatura sul mare del caos e delle musiche da organetto, un paese in uno stato transiente che conduce “Dal nulla al niente”. Occorre tornare ad essere in grado di non rinunciare a tutto ciò che ci rende umani, aprendosi a tutto ciò che è diverso: ci piace pensare che May The Days Be Aimless sia soprattutto dedicato a coloro che non vogliono rinunciare, che sentono con tutte le forze di voler riempire quel senso di incomprensione e isolamento, che sono stanchi di lasciarsi esistere senza poter stringere niente davvero tra le mani. O almeno, è così che ci sentivamo quando abbiamo composto questi testi e tirato giù le musiche.
Per tutti coloro tra voi che vorranno procurarsi questo album, sono molto orgoglioso di poter dire che, tramite la nostra net label Eosrec, potremo offrirvi copia del cd insieme al cd dei nostri “cuginetti” S.U.S.: troverete May The Days Be Aimless sulle bancarelle ai concerti del gruppo, insieme al loro Il Cavallo Di Troia. Fateci un saltino. Per chi invece non avesse occasione, c’è sempre la cara vecchia Posta Prioritaria: potete scriverci all’indirizzo mail eoslab@libero.it o contattarci su uno qualunque dei network ai quali siamo iscritti (MySpace, Facebook, YouTube). Il cd costa 5 euro (anche questa per noi è una novità, visto che fin qui abbiamo sempre distribuito gratuitamente i nostri album: purtroppo registrare, mixare, fare approssimativi mastering e procurarsi nuova strumentazione ha un costo discreto, ed è dura far fronte a tutto…), con un contributo di 1.50- 2 euro per le spese di spedizione (questo dipende dal peso del pacco… ne parliamo al momento della vostra richiesta), il tutto pagabile per adesso con un accredito PostePay. Presto sarà inoltre disponibile su MySpace lo streaming di Lullaby, e ricordatevi di scaricare Lullaby EP dal sito di Eosrec, se non l’avete ancora fatto! Per adesso siamo arrivati ai saluti, ma credo che sentirete presto parlare di noi… di nuovo! Ci sentiamo di concludere questa verbosa presentazione con un augurio, sempre lo stesso: ruminate, ruminate, ruminate!

Consigli musicali per questi primi giorni d'autunno: "La Conseguenza Di Tutto", SUS e Simone Molinaroli

Pensate a quelle signore che si preparano all’ultimo giorno della loro vita tessendo cuscini da toilette per tema di tradire un interesse troppo vivo nel loro destino: quasi si potesse uccidere il tempo senza ferire l’eternità. La maggioranza degli uomini vive in quieta disperazione. Ciò che si chiama rassegnazione è disperazione rafforzata.
(Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei Boschi)


È con profondo interesse che mi sono avvicinato a questo progetto di Simone Molinaroli, poeta pistoiese, e dei S.U.S., band del mio “compagno di incursioni musical- sperimental- avanguardistiche” Alessio (che abbiamo già incontrato una o due volte sulle pagine di questo blog), che rappresenta, fatte le dovute proporzioni, un’intensificazione e una compiuta realizzazione di quelle che sono le istanze che vorrebbero animare lo stesso progetto musicale chiamato Èos di cui questo blog è una costola (la costola “parlante” o “scrivente”, per così dire…). Accanto alla vita che, inesorabilmente, scivola via ogni giorno senza che nessuno di noi sappia scegliere a cosa e a come pensare per nobilitarne i momenti apparentemente più vuoti e futili, e accanto ad entusiasmi sempre più freddi e secchi come foglie e rami morti, La Conseguenza Di Tutto dimostra che esiste ancora la resistenza di chi non si arrende alla “terribile assenza di poesia” già denunciata da Pier Paolo Pasolini, che ci precipita nell’abbrutimento, nel rincoglionimento televisivo e nell’estetica del già visto- già sentito- niente- mi- tocca- mi- annoio- e- credo- che- me- ne- resterò- qui- senza- far- nulla- a- lamentarmi- da- adesso- all’eternità. Innanzitutto parlare di questo breve ep (cinque brani in tutto) costringe a confrontarsi con quella che, a mio modo di vedere, dovrebbe essere l’essenza di ogni musica che voglia considerarsi Arte matura, e cioè la compenetrazione di Parola e Suono, Significato e Significante che non possono essere accidenti ma devono nascere, in armonia, accordo od opposizione che si voglia, seguendo un preciso intento comunicativo: siamo oberati da musica che non significa niente e da parole che, parimenti, hanno perso ogni connotazione, e la fusione originale di musica e poesia che Molinaroli e i S.U.S. ci propongono tenta di ovviare a questa situazione che non esiterei a definire disperata mettendo da parte tutto ciò che è superfluo e concentrando i mezzi e l’attenzione sul cuore vivo e pulsante delle liriche, testi poetici tratti dalle raccolte dello stesso Molinaroli Cani Al Guinzaglio Nel Ventre Della Balena e Il Crollo Degli Addendi. In effetti mi sembra riduttivo definire La Conseguenza Di Tutto semplicemente un “reading”, altra parola che va estremamente di moda ma che rischia, nella facilità con cui la si pronuncia, di perdere la sua ideale connotazione: qui c’è qualcosa di più che questo. Il basso pulsante e le distorsioni che dipingono panorami di desolazione e abbandono su cui si stagliano netti e potenti i versi declamati da Molinaroli, le ritmiche serrate e contratte che lasciano col fiatone ad inseguire la Parola, i riverberi e i suoni atmosferici e lontani, come di un mare freddo e piatto, una musica che sa essere incalzante quanto lenta, violenta quanto suggestiva, semplice quanto ricercata ed elegante; e ancora “l’invenzione che di due solitudini/ fa una festa feroce”, la definitiva affermazione dell’anestetizzato homo televisivus, per il quale l’orrore della vecchia storia dell’assassino che compare alla finestra man mano che completa un puzzle che scopre con crescente angoscia rappresentare la stanza nella quale egli si trova si trasforma in qualcosa di paradossalmente opposto, l’assenza di ogni emozione, e infatti “il terrore è scarico/ buonanotte”, e il “moto ondoso” dei ricordi e la sensazione di esser “nati lontano”, dove tutto è in qualche modo intonso e forse disinteressato, dove non siamo altro che “la dolorosa assunzione della verità”, dove “sceicchi affondano il culo in piscine senza senso”, un mondo così lontano eppure, allo stesso tempo, tanto vicino, il nostro mondo fatto di vite che scivolano via svicolando dietro un angolo, come se fossimo tutti un po’ “curve della strada”, per dirla con Pessoa, e come se si morisse ogni giorno un po’ nel rinunciare alla nostra umanità e, sapendo bene come questa sia la più assoluta tra tutte le verità, spegnendosi in uno sguardo che nega il mondo e gli Altri per affermare solo, con quella che Wallace avrebbe definito “modalità predefinita naturale”, l’irriducibilità del nostro personale egoismo. Mi risulta estremamente difficile parlare con consequenzialità di un progetto che ha saputo ridestare in me numerose considerazioni, e forse a chi dalla musica si aspetta solo Intrattenimento, Emozione (altra parola fastidiosamente abusata), colonna sonora di un momento più o meno speciale della vita o quant’altro, probabilmente queste parole suoneranno ampollose, strane e, in ultima analisi, noiose e superflue. Ma questi cinque brani ci insegnano qualcosa di più: ci insegnano che dall’incontro- scontro tra la Melodia e la Poesia, tra il puro Suono e la Parola può scaturire un mondo diverso, nuovo, e uno sguardo aperto su questo mondo, un’alternativa a tutto quanto c’è di più gretto e piccolo e grigio, e la speranza di poter realizzare questa alternativa, con la forza, l’impegno, la passione, il cuore. Mi rendo conto di come certe parole, quali ad esempio la parola “impegno”, al giorno d’oggi e specialmente quando si parla di musica possano sembrare fuori luogo, pretestuose, e lascino immaginare solo proposte pseudo- intellettualoidi prive di valenza concreta, quasi che uno sguardo lucido e critico sulla realtà fosse qualcosa da rifuggire a vantaggio di un mondo di plastica e palloni gonfiabili, carico di colori stordenti nelle loro tonalità metalliche, “carico di letterine”, di cantanti che emergono da programmi televisivi sberciando più o meno a caso in un microfono, del vecchio tubo catodico che oggi sembra unica fonte creatrice di realtà, come se l’unica aspirazione degna e condivisibile fosse quella alla “libertà di essere tutti sovrani dei nostri minuscoli regni formato cranio, soli al centro di tutto il creato” (sempre con le parole del buon vecchio David Foster Wallace), di spegnersi e lasciarsi esistere in background, come quando il mio pc cerca di fare la scansione antivirus preoccupandosi di “non disturbare” ogni altra possibile, preziosa attività. “La conseguenza di tutto è tutto/ & le parole hanno confini desolati/ & sceicchi affondano il culo in piscine senza senso/ & autostrade morte/ & sole a scacchi./ Ma di colpa non ne hanno le parole.”: le Parole non hanno colpa, e di Parole oggi c’è tanto bisogno, di Parole nuove, di nuove associazioni tra le idee; in altre parole (e scusate il bisticcio) oggi ci manca tanto la Poesia, come mancava ai tempi in cui Pasolini pronunciò quella frase. La Conseguenza Di Tutto tenta coraggiosamente di rispondere a questa “terribile assenza di poesia”, e a me non resta che sperare che anche altri tentino, a loro volta, di farlo, senza rassegnarsi a quella che Thoreau definiva una “vita di quieta disperazione”, senza cullarsi nella sensazione ingannevole che niente serva e tutto sia parimenti inutile, tradendo in un nichilismo senza scopo la grande lezione del Pensiero e dell’Arte che da Nietzsche a Pollock arriva fino ai giorni nostri. Nella poesia di Molinaroli c’è forza, c’è impegno, passione, cuore, e la consapevolezza che “di colpa non ne hanno le parole” e, anche se “il pensiero dà fastidio”, che “abbiamo tutti amato/ qualcosa che non esiste”: ed è per questo che oggi siamo qui. E da qui, occorrerà ripartire.

Vi lascio alcuni link interessanti: per quanto riguarda Simone Molinaroli, qui trovate la sua pagina personale sul sito dell’associazione culturale AssCultPress, qui la pagina della stessa associazione, "progetto culturale-editoriale-esistenziale", e infine la pagina MySpace di Enduring Poetry, atto performativo e nuova forma di reading portato avanti da Molinaroli con l’apporto della stessa AssCultPress. Per quanto riguarda i SUS, qui la loro pagina MySpace, con i primi quattro pezzi che entreranno a far parte del loro primo album di studio, di prossima uscita. Buona lettura, buon ascolto e… procuratevi questo ep!