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18 Maggio 2010, [email protected] Leopolda, Firenze

Faccenda abbastanza inusuale, per il nostro blog, è raccontare un concerto: non che non sia mai stato fatto (ricordo almeno un’occasione, questa), e non che non si vedano concerti da queste parti, è solo che difficilmente se ne parla qui (più che altro per una malcelata nostra pigrizia). Ma stavolta vale la pena fare un’eccezione. Ieri sera alla Stazione Leopolda di Firenze è andato in scena, nell'ambito dell'edizione 2010 del festival della Fondazione Fabbrica Europa per le Arti Contemporanee, lo spettacolo del quartetto Nadir, formato da Elias Nardi (oud), Emanuele Le Pera (percussioni varie ed eventuali, e nello specifico douf, bendir, darbouka, riqq, gong, piatti, cartelli di rimozione forzata e la lista potrebbe proseguire), Edmondo Romano (fiati, clarinetti, sax) e, ultimo ma certo non per importanza, Ares Tavolazzi (contrabbasso); uno spettacolo incentrato su un elegante e interessantissimo incontro/scontro tra la tradizione classica mediorientale (araba- ottomana principalmente) e le forme aperte dell’improvvisazione jazzistica, mutuate da quella che ormai possiamo definire “tradizione occidentale”, sbocciata in Africa e ormai presente nei suoni di tutto il nostro mondo. Parlare di questo concerto non è semplice, e forse “sezionarlo” ed analizzarlo come fosse costituito da tanti mattoncini separati non è il modo migliore per “capire” l’esperienza che il quartetto propone, basata non sulla “divisione” ma su una sorta di metafisica “comunione” e fusione, quindi legata al tutto piuttosto che alla parte: attraverso l’esecuzione di brani propri, scritti prevalentemente da Nardi e arrangiati col resto della band, e di brani classici del repertorio tradizionale di compositori principalmente turchi e della zona “di Tigri e Eufrate”, quella che un tempo, prima di renderla obiettivo (o “target”, per dirla con un termine che va di moda) delle nostre bombe intelligenti, avremmo definito la culla della civiltà, il quartetto riesce nell’impresa di unire intimamente una componente fortemente spirituale (naturalmente presente nella musica in questione) con la forte e trascinante fisicità delle ritmiche inusuali, che trova espressione nell’atto stesso dell’esecuzione (in particolar modo per quel che riguarda le percussioni, per le quali la presenza scenica del fantastico Emanuele Le Pera risulta determinante nel restituire tutta una grande gamma di sensazioni, accompagnando di fatto lo spartito vero e proprio e “vivificandolo” ulteriormente). Che si tratti di riproporre composizioni Samai, di improvvisare totalmente da zero su ritmiche tradizionali sufi in 9/8 o prodursi in improvvisazioni e momenti solistici di elevatissimo livello; che si tratti di lasciar risuonare le corde dei propri strumenti in rarefatti intermezzi “quasi ambientali”, spingersi in infuocate “jam” su tempi dispari, quasi danzabili, o raffinare un interplay tra i musicisti già eccezionale, nonostante alcune piccole difficoltà tecniche con l’amplificazione del palco, in ogni caso il suono prosegue mescolandosi nelle due direzioni, raggiungendo contemporaneamente l’interno e lambendo l’esterno, accarezzando la pelle e l’anima, per così dire. Si vede, si sente e quasi si tocca con mano che questa musica è il prodotto di una civiltà estremamente raffinata, perché raffinato è il rapporto che in essa si instaura tra la spiritualità della composizione la fisicità della sua esecuzione, che trasfigura la melodia e il puro suono in un insieme di gesti capaci di allargarne il respiro e divenire anch’essi parte di una reale comunicazione tra l’artista e il suo pubblico, in una fruizione che pare riduttivo definire meramente inusuale. Al quartetto di Nardi riesce una magia non da poco: mettersi in comunicazione reale con l’uditorio pur attraverso una “forma” lontana anni luce dal linguaggio cui siamo abituati. Ma come per i bambini che si muovono a tentoni prima di porre saldamente un passo dietro l’altro, il gusto sta tutto nell’imparare.

Per approfondire, qui trovate il canale MySpace di Elias Nardi, con qualche brano interessante nel player. Buon ascolto!

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