A David Foster Wallace, un mio amico

Io arrivo sempre in ritardo. Non in ritardo agli appuntamenti, questo no: in ritardo sulle cose belle. Ho controllato, e posso affermare che è vero. Ad esempio, David Foster Wallace l’ho scoperto in ritardo. Per la precisione subito dopo la sua morte, probabilmente dopo aver letto qualche articolo su qualche giornale/rivista a riguardo della sua opera. Non è cosa infrequente: mi è capitato pure l’anno scorso con Derek Walcott, solo che in quel caso non avevo nemmeno capito che Walcott fosse morto finché la commessa della Feltrinelli non mi ha detto “ah, sì, ovviamente anche te lo vuoi leggere perché ora è morto”. Ecco, no, non lo volevo leggere semplicemente perché era morto, così come non andai a prendermi in prestito le oltre mille pagine di Infinite Jest nella mia biblioteca del cuore, la Biblioteca Eden di Casalguidi, soltanto perché avevo letto un bel coccodrillo sul suo autore. Alla fine, la passione divorante che mi spinse a farlo è la stessa per cui faccio tutte le altre cose ogni singolo giorno: ora me ne rendo conto. Comunque, era il 21 di ottobre del 2008 quando presi in prestito quel libro: la lettura l’avrei conclusa solo a Febbraio dell’anno dopo, su una copia che mi era stata regalata per Natale. Perché io sono lento in tutto, mica solo ad accorgermi di quello che mi circonda! E però, dovete concedermelo: quelle mille pagine e più, quel centinaio di pagine in appendice, sovraccariche di note fitte fitte, tutti quei rivoli, i personaggi, le digressioni, i racconti nel racconto, le immagini insieme esilaranti e dolorose, quella pioggia incessante di parole che cercano di nominare l’innominabile, quella consapevolezza presa e sbattuta in faccia a chi legge, tal quale, senza filtro se non quello del sottile gioco letterario, il rimando, la nota a piè di pagina, piccoli trattati di farmacologia, il Demerol, le infinite regole di Eschaton, il calendario degli anni sponsorizzati, la geo-fanta-politica di O.N.A.N., gli indipendentisti del Québec, l’incredibile filmografia après-gard di Lui in Persona e l’atteonica bellezza di Madame Psychosis, Don Gately (il fantastico personaggio di Don Gately) e gli Assassini sulle sedie a rotelle, e poi il tennis, la dipendenza, la riabilitazione, il samizdat, il forno a microonde, le ‘drine, uno scherzo infinito… ecco, per tutto questo e per molto altro sono stato spinto a consumare quelle pagine. Per la vita, in fondo: che sì, è vero, nei libri non è contenuta che in parte, ma anche quella piccola parte, quanto merita di essere assaporata.

E allora, oggi come dieci anni fa, lunga vita a David Foster Wallace: una voce, una persona che mi sembra di conoscere da tutta una vita anche se, distrattamente, l’ho scoperto troppo tardi, un’ispirazione, ma soprattutto, davvero, un vecchio amico.

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