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Area, "L'Internazionale/ Citazione da George L. Jackson" (1974)

LIl tema della “prigionia” (spesso per motivi politici), già toccato in Lobotomia, conduce gli Area a produrre, nello stesso 1974, per il solo circuito anarchico-militante, un 45 giri contenente due tracce, un’insolita versione de L’Internazionale (il noto inno dei lavoratori) ed un brano ispirato appunto alle condizioni dei prigionieri nelle carceri, che trae spunto dal libro Fratelli di Soledad di George L. Jackson, leader delle Black Panthers. Al di là dell’occasione che dà origine al lavoro, fornita da una raccolta fondi per permettere all’anarchico Marini di sostenere le proprie spese legali, anche dal punto di vista musicale questo L’Internazionale/ Citazione da George L. Jackson è di discreto interesse, e in primis proprio per il trattamento che i cinque musicisti riservano alla sacra Internazionale. L’inno, maestoso come ogni composizione di stampo celebrativo, viene stravolto, analizzato, destrutturato, svuotato e riempito di senso da capo: Stratos e compagni esercitano semplicemente la critica, anche su una melodia “ufficiale” e molto ben codificata come quella de L’Internazionale, ed il loro trattamento sembra richiamare l’insinuarsi, nel monolitico mondo comunista degli anni ’70, di una ventata di energia e spirito critico, una grande massa di punti di vista differenti che non può che arricchire questo rigido universo. Evidente (ed ampiamente ammessa) l’ispirazione hendrixiana di questa operazione (“Lo spunto per L’Internazionale viene da Jimi Hendrix […] Era una provocazione, io la vivevo come una provocazione da ambo le parti, e non solo per quelli che facevano parte del sistema, ma anche un po’ per scimmiottare quelli che seguivano L’Internazionale con la mano sul petto”, Paolo Tofani in Il Libro degli Area, Domenico Coduto, Auditorium Edizioni n. 35, 2005). Ancora una volta, dunque, niente facili celebrazioni o parole d’ordine, ma un invito alla critica (anche la più feroce) ed alla consapevolezza (parola chiave, ma ormai l’avrete capito). Citazione da George L. Jackson è invece costruita su un tessuto di suoni e rumori angoscianti, atti a rendere il clima della prigionia: su questo tappeto sonoro, in gran parte costituito da rumori concreti, si stende la voce filtrata di Demetrio, recitante un testo che rimanda non alla rassegnazione o alla “morte interiore” (cui forse la prigionia politica voleva indurre i condannati in generale, e i neri nello specifico del brano), ma ad una nuova voglia di lottare per i propri ideali. “Non ho versato una lacrima/  Sono troppo fiero per farlo […] Ho amato Jonathan/ Ma la sua morte ha solo rafforzato/ La mia volontà di lottare”.

Riferimenti bibliografici e teorici: Gianpaolo Chiriacò, "Area. Musica e Rivoluzione", Stampa Alternativa, 2005; Domenico Coduto, "Il Libro degli Area", Auditorium Edizioni n. 35, 2005.

Approfondimenti: poco o niente si trova su questo 45 giri in rete, essendo il disco in questione pensato quasi unicamente per il circuito alternativo e militante, e quindi a tutt’oggi molto poco diffuso. Può essere interessante leggere la pagina dedicata al disco sul sito di Fariselli (qui). Fate attenzione al fatto che il video proposto per L’Internazionale in questa recensione è in realtà uno spezzone di un’esibizione live: purtroppo per ora, su YouTube, non se ne trovano di migliori. Buona lettura e buon ascolto!

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