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"Infinite Jest", David Foster Wallace

Infinite JestHo incrociato Infinite Jest solo dopo la morte del suo autore, David Foster Wallace, avvenuta lo scorso settembre, e mi sono già lanciato alcune decine di maledizioni assortite per essere arrivato, al solito, troppo tardi. Penso sia meglio ammettere subito che ignoravo quasi del tutto l’opera dell’autore in questione prima di quel giorno, sebbene ne conoscessi già il nome: oggi David Foster Wallace mi manca già, e sembra incredibile dato che l’ho appena conosciuto in quel modo così intimo e personale con cui un lettore conosce lo scrittore di un libro che ama. Infinite Jest mi ha attratto, ho desiderato improvvisamente di leggerlo, e probabilmente mi son reso complice di una follia, perché non deve essere il testo più facile dal quale approcciare un autore tanto importante… anzi, non lo è affatto. Ora, su internet fioccano commenti di gente che si dice incerta sul consigliare un libro come questo, un universo in miniatura di 1179 pagine (nell’edizione Einaudi, 1307 in quella Fandango) più centinaia di pagine di note (essenziali per la comprensione del libro, ben più che note, a dir la verità), un po’ per il volume della Cosa, un po’ perché è un libro pericoloso e a qualcuno può far del male sul serio. Ma cos’è realmente Infinite Jest? Infinite Jest è un libro sul tennis come metafora dei meccanismi di competizione che regolano le nostre esistenze nelle società industrializzate; è un libro sulla Dipendenza, analizzata in tutte le sue forme e varianti; è un libro sulla società basata sul divertimento, nella quale la parola party è usata come fosse un verbo, e nella quale l’Intrattenimento è il fine ultimo, un mondo di persone letterlamente "incatenate al divertimento" che potrebbero vivere anche tutta la propria vita nel dolore, ma non potrebbero mai rinunciare neppure ad un secondo di piacere, per dirla con Céline; a tratti sembra un lungo trattato di farmacologia, tanto è complesso e documentato, a tratti ancora un testo scientifico; è un libro sulla pubblicità, nel quale il messaggio pubblicitario si è insinuato in tutti gli interstizi della vita quotidiana, e persino gli anni sono “sponsorizzati”, e portano il nome di un prodotto (dall’Anno Del Pannolone Per Adulti Depend, nel quale si svolge la maggior parte della storia, all’Anno Dei Prodotti Caseari Dal Cuore Dell’America, all’Anno di Glad); è un libro sul terrorismo insurrezionalista del Quebec; è un libro sulle tragiche conseguenze della nostra abnorme produzione di spreco, di rifiuti, di scarto, di spazzatura, sul disastro ecologico, ambientale, biologico, umano; è un libro che intossica col potere di un’ironia tutta nuova, con un’inventiva sterminata e folle, e disintossica con pagine di "profonda e lucida tristezza" (J. Franzen, dalla quarta di copertina dell’edizione Einaudi). Ma in verità Infinite Jest è molto di più ed io lo sto banalizzando alquanto, e mi dispiace. L’unico antidoto alla banalizzazione è leggero in proprio, quindi io lo consiglio caldamente. Leggere Infinite Jest forse lascia scossi, come è successo a me; per le prime due- trecento pagine resti con una faccia tra l’interrogativo ed il vacuo a domandarti di cosa diavolo si stia parlando; poi pian piano entri nel ritmo del racconto, apprezzi anche le divagazioni più folli e apparentemente assurde (capendo che non lo sono), ti affezioni a tutti i suoi personaggi, ti mangi tutte le unghie David Foster Wallacedomandandoti come si potrebbe aiutare Don Gately a non soffrire più, o come si potrebbe fermare Hal Incandenza dallo scivolare nel mutismo, nell’incomunicabilità. Poi alzi gli occhi dal libro e guardi il calendario e capisci in un botto che questo è l’Anno di Glad, e il fatto che il futuro descritto nel libro sia ormai nel nostro passato non sarà in grado di esorcizzarlo affatto, semmai resti inquieto a pensare come il nostro oggi sia sinistramente simile al tempo di Infinite Jest. Siamo all’Anno di Glad e ti chiedi come Hal abbia conosciuto Don e come ambedue siano finiti, con la giovane promessa del tennis John Wayne a far loro da palo, a scavare tra le tombe per dissotterrare qualcosa prima che sia troppo tardi. E ti chiedi cosa sarà successo a tutte le figure cui hai voluto bene. E quando provi a darti una risposta, metà di queste risposte non ti piacciono proprio. E così riprendi in mano il libro e vai a ricercare, a piluccare qua e là, ti rileggi quell’inizio che poi è una fine e non puoi farne a meno, senti l’istinto insopprimibile di ricominciare. Infinite Jest assomiglia maledettamente al film che gli dà il titolo, l’ultimo film di J. O. Incandenza, ex- promessa del tennis, scienziato e poi cineasta après garde morto suicida con la testa in un microonde prima di aver finito di montare appunto la sua opera ultima, un film che dà dipendenza, che non puoi smettere di vedere finché di te non rimane nient’altro che un guscio svuotato di ogni altro bisogno, un intrattenimento tanto piacevole da uccidere, ma lasciandoti un sorriso sulle labbra e lo sguardo perso nel nulla di chi svuota la propria testa con piacere inesprimibile. Ma sarebbe riduttivo pensare che sia solo questo. Infinite Jest è anche molto altro, è grande Letteratura in un’epoca, la nostra, nella quale sempre più si assiste ad un’involuzione costante della Cultura; è una fine e, credo (spero) un principio, anche se non più per il suo autore. Infinite Jest non assomiglia a niente che io abbia mai letto, ha qualcosa in più di ogni altro testo sotto ogni punto di vista, è avvolto in una ben distinta bruma indefinibile che avvolge a sua volta, mentre lo leggi ti sembra sempre che David Foster Wallace stia parlando a te, proprio te in persona, e a nessun altro (come in ogni grande romanzo, mi vien da dire), mentre vai avanti osservi come tutte quelle che sono le regole e le codificazioni del genere “romanzo” vengano abolite e piegate senza pietà in uno specchio distorto, come la realtà vista attraverso lenti tremolanti o forse astigmatiche che simulano la visione neonatale, e ti ritrovi come un bambino con la bocca spalancata a contemplare la verità che ti renderà libero, ma solo quando avrà finito con te.

Mi scuso per non aver centrato il punto- ma è proprio difficile. Mi riprometto di tornare sull’argomento, Infinite Jest mi tormenterà a lungo. E a me non dispiace affatto. Leggete, leggete, leggete.

5 Risposte a “"Infinite Jest", David Foster Wallace”

  1. Grazie mille! E pensare che credevo di aver scritto una scarica di parole senza senso… Mi fa piacere che questo post ti sia piaciuto!

    Torna a trovarmi quando vuoi!

    Ciao,

    Demetrio

  2. Buon Compleanno, un augurio veramente meritato, da un utente anonimo che per il momento resta nell’anonimato. Ciao

  3. Beh, un grazie di cuore, caro utente anonimo! 😉

    Confido che ripasserai da queste parti, e svelerai la tua identità, prima o poi!! ^^

    Grazie ancora, e a presto!

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