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Liberazione!

Oggi è il 25 Aprile, sessantatreesimo anniversario della Liberazione del nostro paese dal giogo nazifascista. Da anni, da quando ero un ragazzino, non perdo una manifestazione in questo splendido giorno di festa, e ne vado fiero. Sto giusto preparandomi, nel mio piccolo, per la manifestazione indetta dal minuscolo comune in cui vivo: un breve corteo che dal centro storico del mio paesello conduce fino al cimitero, alla lapide che ricorda i partigiani morti per la nostra libertà. Non mi piace la retorica, e tendo a non farne mai; eppure, ritengo scontato che ogni dialettica, ogni libertà, tutto ciò che di buono è possibile in questo nostro paese non possa che partire dalla condivisione di questo movimento di liberazione, da una memoria condivisa dello stesso, quella memoria che continuamente è da più parti messa in discussione. La Liberazione ci ha dato la possibilità di essere liberi, ci ha dato una Costituzione, nata dall’antifascismo e fondata sulla dignità dell’uomo e del lavoro, tra le più moderne d’Europa: ma viviamo in periodi di revisionismo più o meno sfacciato, con gente che parla di "sfatare miti" o di "partigiani così antifascisti da sembrare fascisti". Era una guerra civile, cosa era lecito attendersi? Scriveva Bertolt Brecht:

"Eppure sappiamo:
anche l’odio verso la bassezza
distorce i tratti del viso.
Anche l’ira per le ingiustizie
rende la voce rauca. Ah, noi
che volevamo preparare il terreno per la gentilezza
noi non potevamo essere gentili."


Non finirò mai di dire che, finchè l’intero paese non si riconoscerà nei valori della Resistenza, mai potrà esistere una vera dialettica a nessun livello. Una dialettica politica, intendo: da quale base condivisa si dovrebbe partire per una discussione costruttiva? Dall’equiparazione (più volte tentata) tra partigiani e repubblichini? Rabbrividisco al solo pensiero. Questo nostro paese non è un paese normale, perchè non è più in grado di riconoscere ciò che lo ha reso quello che è: la gente va al mare, il 25 Aprile; un presidente del consiglio "in pectore" (ma anche quand’era in carica, a dire il vero) che non si presenta alle manifestazioni ufficiali perchè "deve lavorare, lui". Io vorrei soltanto che questa memoria fosse veramente condivisa e fondante per questa nostra povera Repubblica. La Resistenza non è stata certo un fenomeno unicamente italiano, ma mi pare tipicamente italiana la "non considerazione" nella quale questi avvenimenti vengono tenuti. Vorrei soltanto sentire finalmente un riconoscimento ed un’adesione vera alla parola scritta della nostra carta costituzionale, nata da quel periodo e da quella lotta, un’adesione della quale c’è più che mai bisogno. A chi sparla del 25 Aprile, a chi non capisce (o meglio, finge di non capire), a chi mistifica, a chi offende la memoria di quei giorni, non posso che rispondere: non mi prenderete mai in giro, perchè, per fortuna, ho un cervello mio e lo so usare. Finchè avrò vita questa lezione non la dimenticherò, non dimenticherò il dolore, le difficoltà, ma nemmeno il coraggio di battersi per la libertà (questa sì vera, non la parola della quale ormai, in campagna elettorale e non, molti si appropriano svuotandola di significato). C’è bisogno di memoria condivisa per costruire un futuro migliore. Scrive ancora Brecht:


"Ma voi, quando sarà venuto il momento
in cui l’uomo è amico dell’uomo,
ricordate noi
Con indulgenza."


Speriamo che avvenga presto, con buona pace dei "mercanti dell’odio" e dei mistificatori nostalgici del ventennio.
Buon 25 Aprile a tutti!

7 Risposte a “Liberazione!”

  1. ho ora sentito che alemanno ha vinto a roma. con i voti di storace e di un insieme di forze politiche che hanno generato l’inedita avversione della comunità ebraica romana (notoriamente sbilanciata a destra). ha detto che un ebreo non può votare per loro. berlusconi incontra ciarrapico il 25 aprile. dell’utri parla di riscrivere i libri di storia (dice di aver letto quelli dei suoi figli, ma di non ricordarne gli autori), e fa battute del tipo: che ore sono? l’ora di liberarci della liberazione. forse ci liberiamo anche della comunione.

    l’opinione pubblica ha sterzato con decisione e senza guardarsi indietro, epifani dice questo voto è come quello del ’48, e lo penso anch’io. visto che tanto non prendono un solo voto in più tanto vale che rifacciano il pci.

  2. Sinceramente trovo giusto ricordare chi è morto per la libertà. Ma le cerimonie troppo solenne e, sprattutto, portratte nei secoli credo siano abbastanza deleterie. Mi è sfuggita la dichiarazione di colui che ha detto “devo lavorare” (non so se ti riferissi all’attuale Premier o a quello precedente, in occasione della scorsa commemorazione), ma francamente, di chiunque si tratti (pur, da entrambe le parti, riconoiscendo i difetti che superano di gran lunga i pregi) ti assicuro che preferisco qualuno che pensa al futuro a chi invece rimane ancorato futilmente al passato. Giusto il ricordo. Ma solo nella misura in cui rimane nella sua accezione di memoria storica, i cui effetti – come giustamente dici – devono necessariamente riflettersi ai giorni nostri (perché è dalla libertà che nasce la democrazia), ma evitando, a mio avviso, di scadere in rievocazioni di stampo cerimonioo e medievale, in cui proprio lo stesso rivangare avvenimenti fondamentali della nostra Storia passi, dalla giusta dimensione della riflessione, a quella sacrale ed altresì pericolosa della dietrologia fine a se stessa.

  3. @Tommaso: no, vabbè, diciamo pure che ho un pò caàto for del vaso… 😉

    Comunque, magari ho stimolato qualcuno a cercare, a incuriosirsi, a voler capire: ero spinto da un intento culturale, via!

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