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Ofeliadorme, "Sometimes It's Better To Wait"

Il sottobosco musicale italico è pieno di gioielli. Ma di certo questo lo sapete già. Spesso, questi gioielli rimangono lì, magari qualcuno li scova ma non ha la forza o il coraggio di tirarli fuori.
Tra quelli in attesa di essere portati definitivamente alla luce ci sono gli Ofeliadorme, quartetto di stanza a Bologna, dedito a sporcare di sporadici inserti elettronici la sostanza elettro-acustica, che non sarà ricetta nuova ma che in questo Sometimes it’s better to wait è declinata all’insegna del gusto e del senso della misura. Si comincia con To wait e si capisce che sullo sfondo non ci sono esanimi ghignatine indie all’italiana, semmai un occhio buttato là, alla P.J. Harvey meno rabbiosa e più ispirata. La voce di Francesca Bono è ambiziosa, disegna melodie che pretendono attenzione, non disposte a svelarsi all’ascolto superficiale. A voi decidere se si tratta di pregio o difetto, ma se siete avvezzi all’ascolto usa e getta, vi conviene fermarvi qua, non troverete molto che faccia per voi in questo disco. Chi, invece, avrà la voglia di andare avanti finirà col rimanere imprigionato in New pieces of science, nelle sue tenere trame strumentali, nelle sue chiusure e aperture, con basso e chitarre a guidarsi a braccetto. Con Bells verrete trascinati nella delicata malinconia tanto cara ai Picastro, dove rare note e tanta intenzione vi sapranno accudire. Ché la malinconia, svegliatevi, non è solo roba vostra! Eppure l’episodio più fascinoso di tutto il lavoro pare proprio The ballad of the bitter end, dove la voce di Francesca si fa sussurro in mezzo ai rumori di fondo , e se vi lasciate avvicinare, non potrete non chiudere gli occhi e lasciarvi cullare da questa dolce e un po’ sghemba ninnananna, come quelle che qualche tempo fa vi sussurrava Lisa Germano in persona.
The ballad of the bitter end è la chiusura di un EP che mette in luce una rara capacità di padroneggiare le idee e le capacità di cui la band dispone. Non vi colpirà al petto, né vi rivelerà verità ignote, ma chi l’ha detto che la musica (come l’arte) debba sempre scuotere? Talvolta è bello anche lasciarsi cullare…

(Carlo Venturini)


Per approfondire, qui trovate il MySpace ufficiale della band, dove potrete ascoltare un pò dell’ep in streaming, e qui il sito internet, dove potrete scaricare l’ep o trovare tutte le istruzioni necessarie a procurarvene una copia personale, oltre alle informazioni sui live e quant’altro possiate desiderare. Buon ascolto!

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