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Un saluto ad Antonio Tabucchi

Qualche anno fa, con in mano una copia di MicroMega, i primi articoli che andavo a leggere e rileggere erano i suoi (e quelli di Vattimo). E in fondo un po’ a lui devo anche la mia personale scoperta di Pessoa. Buon viaggio, pertanto.

“Nostalgia! Ho nostalgia perfino di ciò che non è stato niente per me, per l’angoscia della fuga del tempo e la malattia del mistero della vita. Volti che vedevo abitualmente nelle mie strade abituali: se non li vedo più mi rattristo; eppure non mi sono stati niente, se non il simbolo di tutta la vita. Domani anch’io scomparirò. Il vecchio anonimo dalle ghette sporche che mi incrociava quasi sempre alle nove e mezzo del mattino? Il venditore zoppo dei biglietti della lotteria che mi seccava senza successo? Il vecchietto tondo e rubizzo, col sigaro in bocca, che sostava sulla porta della tabaccheria? Il pallido tabaccaio? Cosa ne sarà di tutti costoro che, solo per averli sempre visti, hanno fatto parte della mia vita? Domani anch’io scomparirò da Rua da Prata, da Rua dos Douradores, da Rua dos Fanqueiros. Domani anch’io – l’anima che sente e pensa, l’universo che io sono per me stesso – sì, domani anch’io sarò soltanto uno che ha smesso di passare in queste strade, uno che altri evocheranno vagamente con un “che ne sarà stato di lui?”. E tutto quanto ora faccio, quanto ora sento e vivo non sarà niente di più che un passante in meno nella quotidianità delle strade di una città qualsiasi.”

(F. Pessoa, “Il libro dell’inquietudine”)

2 Risposte a “Un saluto ad Antonio Tabucchi”

  1. Quello, che tu ci creda o no, non l’ho letto.
    Ma sono ancora affezionato alle molte pagine di MicroMega, ai tanti editoriali che pubblicava sui vari quotidiani (da L’Unità in giù), a tutto il lavoro che ha fatto intorno all’opera di Pessoa… e poi quando a lasciarci è qualcuno che, anche in una sola occasione, con le sue opere è riuscito a farci sentire per un attimo meno soli, resta sempre un grande amaro in bocca.

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