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Una Questione Di Legalità

Riporto una notiziona di ieri…

Aborto, ministro Turco: la legge 194 non si modifica
mercoledì, 2 gennaio 2008 5.57

ROMA (Reuters) – La legge 194 che permette e regola l’aborto funziona bene e non va modificata, ha detto oggi il ministro della Salute Livia Turco, rintuzzando la campagna antiabortista lanciata da un direttore di giornale, un cardinale e raccolta da un alto dirigente di Forza Italia."Legge inapplicata? No, è una legge applicatissima. Ridiscutere dell’aborto? Dibattito pubblico sì, ma nessuna modifica della legge 194", dice in una nota la Turco, dopo che il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, ha fatto sapere ai media che è pronta una mozione da presentare in Parlamento per "rivedere le linee guida della legge 194".La legge, che nel 2008 compie 30 anni, consente alla donna di interrompere volontariamente la gravidanza nei primi 90 giorni di gestazione. Tra il quarto e quinto mese di gravidanza l’aborto è possibile soltanto per motivi di natura terapeutica. La legge precisa inoltre che l’interruzione della gravidanza non è un mezzo per il controllo della nascite. "La nostra legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, infatti, ha fatto sì che dal 1982 ad oggi gli aborti si siano praticamente dimezzati riducendosi del 45% e sia stato cancellato l’aborto clandestino e la conseguente altissima mortalità materna", si legge nella nota del ministro Turco, che promette nuovi interventi per la riorganizzazione dei consultori. Contro l’aborto è partita una campagna di stampa del quotidiano il Foglio di Giuliano Ferrara, che ha chiesto una "moratoria dell’aborto", prendendo spunto dalla risoluzione per la moratoria della pena di morte votata il mese scorso dall’Assemblea generale dell’Onu su iniziativa del governo italiano.
NELLA MAGGIORANZA LA SENATRICE BINETTI APPOGGIA MOZIONE BONDI
Sulla strada tracciata dal Foglio si è messo l’ex capo dei vescovi italiani, il cardinale Camillo Ruini, secondo il quale "è molto logico richiamare il tema dell’aborto e chiedere una moratoria, quantomeno per stimolare e risvegliare le coscienze di tutti". Se la posizione della chiesa cattolica contro l’interruzione volontaria di gravidanza è netta, Ruini, ora cardinale vicario di Roma, ha chiesto alla politica italiana "quantomeno di applicare integralmente la legge sull’aborto anche in quelle parti che possono essere di difesa della vita" e di aggiornare la normativa al progresso scientifico che permette la sopravvivenza dei bambini prematuri. A spingere su questa via, in un periodo in cui l’attività legislativa è sospesa per le vacanze di Natale, ci ha quindi pensato Bondi, che, pur non essendo parlamentare, ha detto che vuole introdurre il tema nell’agenda delle camere. Come altri argomenti etici, l’aborto potrebbe mettere a rischio la tenuta della maggioranza al Senato, dove il governo conta su due voti di scarto. La coalizione che sostiene il premier Romano Prodi potrebbe vedere, al momento di un voto sull’argomento, importanti defezioni, come quella della senatrice Paola Binetti del Pd-Ulivo, che ha detto oggi ai media di essere pronta a sottoscrivere l’annunciata mozione di Bondi. Proprio Binetti ha votato il mese scorso la sfiducia al governo sulla legge di conversione del dl sicurezza, perché conteneva una norma anti-omofobia. Nell’occasione l’esecutivo ha ottenuto la fiducia con il voto decisivo del senatore a vita Francesco Cossiga.

La Binetti? Non merita nemmeno tre parole, se penso che col mio voto l’ho mandata al governo (lei e tutti i suoi amici teodem) mi torna l’orticaria. Maledetto me. Non vorrei però che questo mercanteggiare sui diritti di tutti noi trovasse terreno fertile nel nuovo asse PD- Berluscaz. Parliamoci chiaro: si può essere d’accordo con l’aborto oppure no. La questione non è questa. La questione è che lo Stato deve regolamentare anche questa materia, e deve concedere, entro limiti stabiliti dalla Scienza (e non dai soliti noti), il diritto di abortire a chi vuole farlo, tutelandone nel contempo la salute. La legge sull’aborto non costringe nessuno ad abortire: permette però, a chi vuole farlo, di farlo in sicurezza senza rischiare la propria vita finendo nelle mani di qualche macellaio. Il resto è ipocrisia, e della più gretta. Si può continuare ad essere a favore o contro l’aborto anche se esiste una legge che regoli tale materia, anzi, forse anche queste “posizioni” assumono più “consistenza” in un quadro normativo come quello che già esiste. È un discorso di legalità, pura e semplice: possiamo permettere che la legge venga modificata, e poi un domani abrogata, soltanto per guadagnare qualche voto e fare la figura dei buoni cattolici davanti alle gerarchie ecclesiastiche, oltreché per appagare la nostra ipocrisia di fondo (sempre presente), mettendo con ciò a rischio la vita di chi, per un motivo o per un altro, decide di sottoporsi ad un aborto; o possiamo tutelare chi decide, chi deve, chi vuole abortire senza per questo dover rinunciare alla nostra posizione in materia, in un quadro che mantenga intatto il principio della legalità, non prestando il fianco alla piaga degli aborti clandestini, dei macellai che sfruttano il dolore della gente per fare soldi. Mi sembra assolutamente stupido che Ratzy debba decidere per l’utero di tutte le donne: Ratzy, o qualcun altro dei suoi tirapiedi, un qualunque Bondi, una qualunque Binetti o chi per essi. Fatte le dovute proporzioni, idem per quanto riguarda la prostituzione: abbiamo chiuso le case chiuse (perdonate il gioco di parole) per ritrovarci le strade piene di prostitute sfruttate dalla criminalità ed i “clienti” pieni di ogni genere di malattie a trasmissione sessuale. Fossi un cardinale chioserei con un biblico “ben gli sta” (come se a questi importasse qualcosa di noi, e delle nostre “anime”: non vedono l’ora di infilarsi sotto le nostre lenzuola per vedere che cosa stiamo facendo… ed impedirci di farlo!). Ma non lo sono. Spero che il tutto si risolva in una bolla di sapone, anche se già il solo fatto che si parli apertamente di rivedere la legge sull’aborto (leggasi: abrogare la legge sull’aborto) non mi lascia molte speranze. A volte mi sembra di vivere in una teocrazia, un paese nel quale sparisci dalla tv (con una scusa) perché prepari una puntata del tuo programma sull’enciclica di Papa Ratzy, un paese nel quale non si riesce a far sparire il crocifisso dagli edifici pubblici (stato laico… mah!), un paese sempre più irrispettoso nei confronti di ogni cultura altra, un paese nel quale ogni parola della chiesa è una parola di odio e livore (!) nei confronti di chi a messa non vuole proprio andarci, un paese nel quale, quando si parla di problemi morali, va a finire che l’ultima parola è sempre della CEI (mi piacerebbe davvero capire cosa possa avere la CEI da insegnarmi). Dalla breccia di Porta Pia i preti c’hanno invaso, come scherzava il mio professore di filosofia del liceo: hanno deciso, decidono e decideranno per noi ancora molto a lungo, e se non saranno loro direttamente a farlo, lo faranno per tramite dei fantastici politici senza palle che ci governano (o che stanno all’opposizione… finisce che, a parte la “sinistra vera” [e mi ripugna usare questo termine e questo aggettivo riferiti a PdCI e PRC, ma temo che si debba fare], sono tutti uguali: come disse Luttazzi, “Casa delle Libertà e Partito Democratico si fonderanno per formare il nuovo Partito di Centro. Il nuovo partito non avrà alcun programma”). Io credo che dovremmo farci sentire, ma spero anche che le reazioni della cosiddetta “società civile” non tardino ad arrivare: a meno che anch’essa non esista più, e sia irrimediabilmente affogata nell’ipocrisia che è diventata il nostro stile di vita. Meno male che, almeno per ora, la Turco ha messo un freno a queste speculazioni. E voi? Voi cosa pensate di fare?

9 Risposte a “Una Questione Di Legalità”

  1. Secondo me si tratta solo di una manovra per aggiungere altre divisioni all’interno del carrozzone PD…si sa che la possibilità dell’aborto è una questione controversa…in tempi così confusi metterla in discussione può servire a fare un gran polverone, ed a oscurare i veri problemi delle persone e di questo scalcinatissimo sistema politico…siamo governati da gente che, non bisogna dimenticarlo, NON ABBIAMO SCELTO. La priorità è cambiare questo schifo di legge elettorale: forse così potremo almeno decidere se una Binetti può o non può essere eletta all’interno di uno schieramento di “sinistra” come la margherita..ma che se ne vada con Buttiglione!

  2. Io non è che voglio trovare il capello nell’uovo, assolutamente… Però penso che sulla questione dovrebbe aver voce un numero maggiore di donne. Che, fra i nostri politici, non c’è.

  3. Ed io sono assolutamente d’accordo con te, e non per lavarmene in qualche modo le mani, te lo assicuro… questo intervento vuole solo mettere in evidenza il problema. Il fatto che le donne non trovino spazio nella nostra politica (o non ne trovino abbastanza, come accade ai giovani) è un altro grande problema che tra l’altro si fa sentire e pesa ogni volta che si devono fare scelte a lungo termine, laddove si debba programmare per un futuro più lontano dei prossimi cinque minuti.

    Mi sa che qui è tutto allo sfascio…

  4. Sono abbastanza d’accordo con utopia. Cioè…sono pienamente d’accordo con lei nel significato diretto della sua frase, non troppo su quello indiretto (che evade in considerazioni sulle quote rosa ecc…). Andando fuori tema, bisognerebbe affrontare il problema della presenza delle donne in parlamento, perché come giustamente ha rimarcato Eleonora, è strettamente collegato a quello sull’aborto, ok. Però bisognerebbe farlo con l’onestà intellettuale che ci spinga a considerare che le donne, se realmente avessero a cuore il problema, si sbatterebbero maggiormente per raggiungere le cariche che frmalmente non gli sono precluse, attraverso un meccanismo solidamente meritocratico (come dovrebbe sempre essere) e non in virtù della gonna o meno. Insomma…sto dicendo che è vero ciò che hai detto, Uto. Ma se le donne non sono in politica, è solo perché non hanno degne raoppresentanti dei loro problemi che sappiano iporsi per i propri meriti. Perché in tanti altri settori importanti della società la presenza femminile è piuttosto sostanziosa e tangibile.

  5. Certo. ma lo stesso, più o meno, dicasi per la maggior parte dei politici maschi. La meritocrazia è andata scomparndo, in politica (specialmente in Italia), da quando quest’ultima è divenuta una casta. Basta poco per entrarvi: corruzione, soldi. Oppure un bel culo.

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