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Delay_House, "Delay_House"

Immaginate di prendere la musica, qualcosa cui siamo tutti più o meno abituati nelle sue svariate manifestazioni, e rivoltarla come un calzino per condurla ad una sorta di grado zero in cui tutto diventa meccanico, alienato, glaciale, e non ultimo sostanziale: riuscendo in questo sforzo d’immaginazione, non avrete che una lontana idea dell’esperienza che si prova facendo girare nel lettore questo album. Le dieci tracce di cui è composto questo disco di debutto omonimo dei Delay_House, pubblicato dalla loro net-label lpnl sotto licenza Creative Commons e dunque disponibile per il download a tutti gli interessati, non costituiscono certo un’esperienza d’ascolto superficiale o d’intrattenimento: piuttosto, sembrano essere un attacco frontale a tutto ciò cui siamo abituati. Non bisogna lasciarsi ingannare: i Delay_House citano alcune band d’ispirazione, ma proseguono su una strada tutta loro, e onestamente parimenti lontana da quella di qualsiasi altro riferimento. I musicisti sembrano interessarsi maggiormente, per loro stessa ammissione, a suonare gli effetti dei propri strumenti che non gli strumenti veri e propri, ridotti spesso a gelidi ronzii sullo sfondo di basi ritmiche costituite quasi unicamente da meccanici loop di batteria al limite della drum-machine, assolutamente non dissimulati: i delay e i riverberi che avvolgono le tracce riecheggiano costantemente la sensazione di stare chiusi in un bozzolo, scomodo per quanto confortante, nel quale anche le parole diventano illusioni auditive, come ad esempio in Gemello Popolo E Regime, il cui testo è fatto solo di due parole, "Popolo E Regime" appunto, ma nella quale sono certo che chiunque sarebbe pronto a scommettere di sentir recitare anche la parola “Gemello”, il cui suono nasce invece dalla sovrapposizione degli echi e dal delay. E’ come se una forte denuncia nascesse dall’eco di due oggetti che supporremmo separati, rimbalzando alla distanza, come fosse stata da sempre intrappolata nelle onde sonore derivate dall’articolazione di quelle due parole, solo in attesa di essere “liberata”. Le strutture dei brani sono ridotte all’osso, le linee melodiche flebili fruscii stesi su un pulsare ritmico del tutto alienato, rigido e “ultra strutturato”, e non a caso abbiamo parlato di un sound che rimanda alla più gelida drum machine: della famosa “forma-canzone” non resta  più niente, o forse solo un lontano ricordo, tutto è riportato alla sua materialità più scarnificata e rivestito di effettistica, ammantato di distanza. La musica dei Delay_House è fatta di distanze, a ben guardare, sulle quali vengono lasciate riecheggiare timide perle come I Moti Insurrezionalisti o Mal di modo che si staglino in lontananza in tutta la loro abbacinante semplicità, canzoni spogliate di ogni orpello e ridotte a ciò che esse sono veramente, pura sostanza. L’ascolto del lavoro non è affatto qualcosa di disimpegnato, come già avevo accennato, e richiede attenzione e abnegazione; immaginate di orientarvi in uno spazio aperto dove l’eco la faccia da padrone, dove tutto giunga in un ritardo glaciale: in teoria lo sforzo che dovreste fare non sarebbe nemmeno troppo grande, a ben pensarci, perché viviamo già in un mondo fatto così. Quello che resta da capire è se sarete disposti a farlo. La musica dei Delay_House è uno specchio abbastanza fedele delle storture del mondo in cui viviamo, a volerla vedere in quest’ottica, e dunque è un’espressione artistica estremamente moderna ed interessante. Basta avere pazienza e voglia di capire, e di lasciarsi trasportare.

Per approfondire, trovate qui il sito della net-label lpnl, che pubblica gli album dei Delay_House; qui la pagina di download dell'album di cui sopra sul sito della lpnl e qui lo stesso album in download su IndieItalia. Buon ascolto!!

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