"Considera l'Aragosta", David Foster Wallace

[…]È possibile che le generazioni future guarderanno alle nostre attuali agroindustrie e pratiche mangerecce in modo del tutto simile a come oggi noi vediamo gli spettacoli di Nerone o gli esperimenti di Mengele? La mia prima reazione è che un paragone del genere è ridicolo, estremo — eppure il motivo per cui mi sembra così estremo è che credo che gli animali siano moralmente meno importanti degli esseri umani; e quando mi trovo a difendere tale convinzione, persino con me stesso, devo riconoscere che a) ho un ovvio interesse egoistico in tale convinzione, dato che mi piace mangiare certi tipi di animali e voglio continuare a farlo, e b) non sono riuscito a elaborare nessun tipo di sistema etico personale in cui tale convinzione sia davvero difendibile e non solo egoisticamente vantaggiosa. […]
(da "Considera l’Aragosta")


Vi siete mai chiesti come funziona la compilazione del palinsesto di una radio e, nello specifico, della “scaletta” di un programma radiofonico? Sarò onesto: io non me lo sono mai chiesto. Poi ho letto Considera l’Aragosta, questa raccolta di saggi di David Foster Wallace, e mi sono scoperto a ridere fino alle lacrime sentendo in macchina, qualche sera fa, una deejay inserire con nonchalance una comunicazione pubblicitaria all’interno di un discorso col quale essa aveva poco o niente a che fare. Wallace ( e anche gli addetti ai lavori, credo), chiamano digressioni come questa “letture dal vivo”: l’ho scoperto leggendo Commentatore, il saggio forse più straniante tra quelli qui raccolti, se non altro per la sua struttura grafico-sintattica, nella quale le note, piuttosto che stare a piè di pagina, nello spazio che normalmente riserviamo loro, integrano finalmente il discorso al suo stesso interno, diramandosi come diagrammi di flusso all’interno della pagina, scorrendo accanto al testo principale, cui si riferiscono, in una pioggia di richiami che esplicita, finalmente, tutte le connessioni. Può bastare questo a fare di Considera l’Aragosta una vera “esperienza letteraria”, se non fosse che anche tutti gli altri saggi sono un susseguirsi di sorprese. La grande forza della saggistica dell’autore americano è sempre stata quella di essere in grado di raccontare le cose più disparate nel modo più elegante, intelligente (nel senso di vera e propria “finezza intellettuale”) e divertente possibile, incollando il lettore alla pagina come raramente accade con opere lontane dalla fiction e dalla narrativa. Così, sia che si tratti di un reportage sugli oscar del cinema porno che nasconde un’inattesa riflessione sul concetto stesso della recitazione (Il figlio grosso e rosso) o di considerazioni letterarie sull’ultima fatica di John Updike (La fine di qualcosa senz’altro, verrebbe da pensare) o sulla comicità nell’opera di Kafka (Alcune considerazioni sulla comicità di Kafka che forse dovevano essere tagliate ulteriormente), di tenniste alle prese con autobiografie sterili e prive di magia (Come Tracy Austin mi ha spezzato il cuore), dell’11 settembre (La vista da casa della Sig.ra Thompson) o della carovana che segue la campagna elettorale per le primarie repubblicane del 2000 di John McCain (Forza, Simba), sembra sempre che Wallace stia parlando a ciascuno di noi personalmente con la sconcertante capacità di coinvolgerci tutti quanti allo stesso tempo. Particolare ed universale: sono categorie che nella scrittura dell’autore americano hanno confini labili, e vengono costantemente e nei modi più impensabili a mescolarsi, avvolgersi l’un l’altra, compenetrarsi a dare una visione sempre nuova, sempre diversa del mondo com’è davvero fuori dal giardino di casa nostra. Perché nessuno dei nostri professori di liceo è mai riuscito davvero a farci capire in cosa consista l’ironia di Kafka e questo tipo ci riesce nel giro di una decina di pagine? Perché una dissertazione ed un’analisi estremamente complessa e molto erudita sul ruolo, la natura e lo sviluppo della lingua americana connesso al tessuto sociale e culturale del paese riesce a non annoiarci a morte, come ci capiterebbe senz’altro con un qualsiasi altro autore in un qualsiasi altro vero e proprio trattato di linguistica (leggere Autorità e uso della lingua per credere)? Vi siete mai chiesti se le aragoste provino dolore quando vengono bollite vive per la soddisfazione del nostro palato e, una volta fatto ciò, se si possa considerare moralmente accettabile infliggere a degli esseri viventi un tale supplizio per placare unicamente un nostro capriccio (Considera l’aragosta, il saggio che dà il titolo alla raccolta)? Ma soprattutto, perché Wallace parla dell’anticandidato John McCain e, con questo pretesto, della politica e della percezione della stessa a livello sociale e riesce magicamente a farti capire tutta una serie di cose e a sciogliere decine di nodi che si intrecciano nelle menti di noi tele-cittadini brutalizzati dai programmi tv con le tribune elettorali e strilli che neppure al mercato, e tutto questo senza essere mai, nemmeno per un secondo, pesante e “lontano” come i nostri giornalisti politici? Forse semplicemente perché Wallace non era un giornalista politico. Ne era anzi l’esatta antitesi, a ben pensare. Il suo punto di vista è spesso sorprendente perchè inatteso, sembra che sappia sempre attaccare il problema da una posizione che a me, a te e a milioni di altre persone non verrebbe nemmeno in mente di considerare, ma che quasi sempre si rivela la migliore o la più intelligente. Zadie Smith scrive che “Wallace ha semplicemente il genere di cervello che viene voglia di frequentare”, e probabilmente è vero. Ma ha soprattutto la grande capacità di mostrarci, ancora una volta, qualcosa che spesso non sappiamo vedere, che si tratti dell’America come davvero è in La vista da casa della Sig.ra Thompson, della grandezza di Dostoevskij in Il Dostoevskij di Joseph Frank, dell’autobiografia e della dimensione che compete allo sport e agli sportivi o, appunto, delle “zone grigie” della politica che ogni giorno manchiamo di riempire di senso affogandole nel disinteresse e nel qualunquismo. La lettura di questi saggi, oltre ad essere divertente e piacevole oltre la più fervida immaginazione, a tratti addirittura ben più di quanto non accadesse col pirotecnico Tennis, Tv, Trigonometria, Tornado e altre cose divertenti che non farò mai più, ti lascia la sensazione di “pesare di più” dopo essersi allontanati dalle pagine, per usare un’immagine dello stesso Wallace, indice evidente di un arricchimento, solo obiettivo al quale ogni letteratura deve mirare: arricchimento che significa nuove idee, nuovi stimoli, nuovi “punti d’osservazione” dai quali “studiare” le cose. Non c’è dettaglio, particolare o minuzia che sfugga all’occhio e alla penna di Wallace, e che non sia restituito in tutte le sue sfumature lungo queste pagine. Non che si pretenda di insegnare qualcosa a tutti i costi, questo no: ma se vi allontanerete dal testo ponendovi domande che prima non avreste mai nemmeno sognato di porvi, io credo che Wallace questo lo avrebbe considerato un vero successo. Domande, non risposte: come leggiamo in chiusura di Commentatore, l’ultimo dei saggi di Considera l’Aragosta, “quanto a me, sono più tipo da dubbi”. Ecco, sarebbe bello, a maggior ragione coi tempi che corrono, avere qualche dubbio in più e qualche assoluta e violenta certezza in meno.

"Luogo: Bloomington, Illinois
Data: 11-13 settembre 2001
Soggetto: ovvio.

SINEDDOCHE – In autentico stile Midwest, la gente di Bloomington non è scostante ma tende a essere riservata. Può capitare che uno sconosciuto vi sorrida calorosamente, ma in genere non ci saranno chiacchere nelle sale d’attesa o in fila alla cassa. Adesso però, grazie all’Orrore, c’è qualcosa di cui parlare che è più forte di ogni inibizione, come se fossimo tutti lì e avessimo appena visto lo stesso incidente stradale. Esempio: orecchiato in fila alla cassa da Burwell Oil (che è una specie di Neiman Marcus delle stazioni di servizio con annesso piccolo supermercato — situato in posizione centrale di fronte alle due strade principali a senso unico, e con i migliori prezzi per il tabacco della città, è un tesoro municipale) fra una signora con un grembiule da cassiera della Osco e un uomo con una giacca di tela grezza tagliata alle spalle a mo’ di panciotto fatto in casa: — Coi miei ragazzi pensavamo che era un film tipo quello là, Independence Day, poi ci siamo accorti che era lo stesso film su tutti i canali —. (La signora non ha detto l’età dei figli).[…]"


(da "La Vista da casa della Sig.ra Thompson")

Per avere qualche "coordinata" in più, consiglio questa recensione, decisamente migliore di questo mio tentativo di analisi… sicuramente in reta se ne troveranno anche altre, ma come sempre il consiglio che posso dare è quello di comprare il libro e leggere, leggere, leggere. Buona lettura!

2 pensieri su “"Considera l'Aragosta", David Foster Wallace

  1. brevi interviste in lettura, tttt e questa è l’acqua in attesa,
    e già principia a sgomentarmi il pensiero di non averne più, finiti questi.
    e da infinite jest non si ritorna.
    questo per dire? ..niente,
    belle recensioni, complimenti.

  2. Hai perfettamente ragione, ogni tanto lo sgomento prende anche me, specialmente per la ragione che li ho quasi letti tutti… Ultimamente, per porre un pò di rimedio, ho iniziato a rallentare nella lettura!!!
    Grazie per i complimenti, e soprattutto per l’attenzione che hai dedicato ai miei scritti.
    A presto, torna a trovarci quando vuoi
    Demetrio

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