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Anticorpi

Dunque, poco da aggiungere se non la tristezza perchè nel 2009 c’è ancora gente che pensa si diventi gay quando si ha una madre apprensiva e un padre un pò indeciso ed assente, e con qualche problemino di alcol. Cosa aggiungere? Non basta una frase aggiunta in modo posticcio a metà canzone per cambiare il senso di numerose dichiarazioni rilasciate negli anni (leggete e venitemi a dire che la gente si scandalizza per nulla o per manie di protagonismo), non può bastare la polemicozza imbastita per dimostrare di essere meglio degli altri vivendo sulla base di un pregiudizio. Oltretutto, la canzone, oltrechè antropologicamente bislacca, è a mio avviso artisticamente priva di valore, scimmiottando a destra e a manca per non farsi mancare nulla, appoggiata più su una gestualità furba del cantante e della corista che non su una base musicale importante. Diciamoci la verità: la canzone è dimenticabile, e credo che in molti se la dimenticheranno presto. L’idea (disgustosa) che sta alla base della canzone, invece, no: o vivi nel medioevo o vivi nel 2009. Il problema è una società che non ha anticorpi contro l’ignoranza, e su questo c’è ancora meno da aggiungere.

Comunque, pare che l’anno prossimo Povia si presenterà al festival col brano "Michael era negro": guarire si può, i prodotti sbiancanti non li hanno certo inventati ieri…

6 Risposte a “Anticorpi”

  1. Ma credo anch’io che sarà questa canzone sarà dimenticata.

    La parte più ridicola è quando ha cantato “Andavo con gli uomini per non tradire mia madre”..in pratica l’omosessualità sarebbe causata dal solito complesso di Edipo di cui Povia avrà letto in qualche bignami tipo “Freud spiegato ai deficienti”.

    E poi quel cartello finale (“Nessuno sa com’è fatto un altro”) di banalità assoluta come la canzone del resto: un campionario di stereotipi triti e ritriti in una cornice di scarso (per non dire nullo) valore artistico

    Come ho scritto su Filmup, questo Luca non è un gay “convertito” ma solo uno che ha bisogno dello psicologo…ma uno bravo!

    Comunque la parola fine su ‘sta polemica l’ha messa Benigni recitando a memoria la toccante lettera di Oscar Wilde.

    quentin84

  2. Tra l’altro, caro quentin, credo che Benigni abbia colto esattamente il punto, al di là di tutte le polemiche: quello che questo brano (?) fa passare è un messaggio a mio avviso ben più violento di quanto non si voglia pensare, e cioè che chi è gay in realtà è solo “confuso”, magari ancora peggio che essere malato, è una persona che non ha una dimensione, le cui idee sono tutte disordinate, scoordinate. Questo sta dicendo Povia. E poi non si può abboccare alla balla del “Ma questa è solo una storia”, o ai distinguo del tipo “ma il fatto che io racconti certe storie non significa che pensi male dei gay”, perchè una persona che ha il coraggio di definirsi “artista” (a mio avviso mai termine fu usato più a sproposito ma vabbè, tanto qui ormai son tutti artisti…) non può credere che una sua opera resti sospesa nel vuoto e ballonzolante a sé stante rimbalzando ogni tanto qua e là: un’opera d’arte porta dietro di sé qualcosa, e si dirige a sua volta verso qualcosa, tutti i pezzi si ricompongono e l’opera d’arte è una bomba (in senso positivo). L’opera di Povia non si può dire opera d’arte, a mio avviso, eppure ha una risonanza superiore all’opera di molti artisti più talentuosi, e questo mi dispiace perchè il messaggio che ne traspare è assolutamente ridicolo, oltrechè disprezzabile e “violento”. Purtroppo anche la stupidità può essere una bomba, e questo caso ce lo dimostra ulteriormente.

    E come se non bastasse (visto che non c’è mai fine al peggio), basti vedere cosa ha inscenato ieri sera… allora mi domando perchè dovremmo tollerare certi numeri da circo. Poi spero che tra un pò quella canzone faccia la fine che merita, un pò come la storia del piccione o quella dei bambini che fanno oooh, mentre gli adulti fanno “Heil” e nessuno ci trova niente da dire, al riguardo, pare che sia l’ordine naturale delle cose. Ma lo sai che cosa penso, in fondo in fondo? Ho paura che questa canzone non ce la scolleremo di dosso per un bel pò. E mi rattristo. Anche perchè lo so che c’è chi fa Arte con lo scopo di “liberare” le persone dalle gabbie in cui sono rinchiuse, e non “finta arte o commercio o come la si voglia chiamare” per buttare via la chiave di quelle stesse gabbie.

    Ciao quentin!

  3. Grazie per le ulteriori riflessioni che hai fatto.

    Ho letto in uno dei link che hai messo, l’intervento di Walter Siti che tentava di difendere almeno parzialmente Povia, sostenendo che non c’è nulla di offensivo nel raccontare di uno che dopo esperienze omo s’innamora di una donna (del resto accade anche il contrario, lo stesso Oscar Wilde aveva avuto molte relazioni etero, si era sposato e aveva avuto un figlio prima di innamorarsi di Alfred Douglas detto Bosie), e non c’è niente di male nemmeno nel parlare di esperienze omo tormentate e dolorose o “nevrotiche” che pure queste esistono

    In linea di principio Siti ha ragione: le relazioni gay possono avere e hanno le stesse problematiche, nevrosi e tormenti diquelle etero e non c’è da vergognarsene, il problema della canzone di Povia è un altro però e cioè quello che hai messo in luce tu: insinuare che i gay sono confusi mentre gli etero sono tutti felici e contenti o che diventi gay perchè ami troppo la mamma sono teorie pericolose oltre che decisamente antiquate e superate (le teorie freudiane sulla sessualità citate a sproposito da Povia, sono oggetto di discussione e critica da molti anni ormai).

    Quanto a quella ridicola mini-fiction con disegnini messa in scena da Povia..bè meglio stendere un velo pietoso.

    Ciao

    quentin84

  4. Quentin, ieri sera per un attimo ho temuto il peggio… hai presente “L’armata delle tenebre”, quando il protagonista viene catapultato in un bislacco medioevo? Ecco, per un attimo ho avuto paura di trovarmici anch’io!!!

    Certo, non è che Marco Carta sia poi meglio, ad ogni modo ho idea che le tre canzoni finaliste fossero, per un verso o per l’altro, la quintessenza di tutto ciò che nuoce alla musica italiana. Ma vabbè: chi ha mai pensato che Sanremo abbia qualcosa a che vedere con la musica?

  5. Sono d’accordo con te..le tre canzoni finaliste sono forse le peggiori di questo festival: se penso che hanno mandato a casa non solo Afterhours e Tricarico (forse troppo “alti”, “alieni” per Sanremo), ma anche Dolcenera la cui canzone era perfetta per il festival…

    Ci possiamo consolare con Arisa (personalmente la adoro!) e con gli After che, se non sbaglio, hanno comunque vinto il Premio della Critica. Hai notato che sia Arisa che gli After sono andatii sul palco mostrando un triangolo rosa (Paolo Belli invece l’aveva sul microfono)? E’ stata un’idea della Gialappa’s per esprimere tolleranza verso ogni tipo di scelta sessuale tra adulti consenzienti.

    Un bel gesto.

    Ciao

    quentin84

  6. No, non avevo notato questa sottigliezza… adesso sto cercando qualche immagine su internet relativa alla premiazione, ma non ne trovo. Mi sembra una giusta risposta al paraculismo regnante negli ultimi giorni, non mi sorprende che l’idea venga dalla Gialappa’s. Una risposta più che bella.

    Ciaooo!

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