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Area, "Are(A)zione" (1975)

Are(A)zione (Area)Per un gruppo all’apice del successo, un live è quasi un passo obbligato. Lo è oggi, lo era anche ieri, ai tempi dei nostri Area. Se poi consideriamo quanto la band amasse il contatto col pubblico, esprimersi dal vivo e restituire l’energia delle proprie composizioni in un contesto di “mutuo scambio” e di dialogo con gli spettatori giunti a partecipare all’evento (non a caso gli Area amavano definirsi una “band da live”, che dava il meglio di sé nelle esibizioni dal vivo, anche in virtù del forte peso che aveva già in questo periodo l’estetica dell’happening, la multidimensionalità artistica ed espressiva perseguita dal gruppo), il gioco è fatto. Ne nasce Are(A)zione, uscito nel 1975, perfetta testimonianza dello stato di grazia della band e della complicità raggiunta col pubblico e col movimento: il disco contiene un brano da ciascuno dei precedenti album della band, e cioè Luglio, Agosto, Settembre (nero), La Mela di Odessa (1920) e Cometa Rossa in quest’ordine, seguiti da un brano inedito, la totalmente (o quasi) improvvisata traccia intitolata appunto Area(A)zione, per chiudere con un’azzeccata riproposizione de L’Internazionale “à la Area”, brano divenuto ormai un appuntamento fisso in ogni concerto della band (anche contrariamente al senso che i musicisti volevano conferirgli, ad essere onesti). Le esecuzioni, tutte pregevolissime (specialmente se viste alla luce della difficoltà dei brani), raggiungono il livello più alto in alcuni passaggi quali la parte lenta di Luglio, Agosto, Settembre (nero), precedente all’ultima riproposizione del tema; l’happening tra le due parti di Le Mela di Odessa (1920), durante il quale Stratos (o Fariselli, onestamente qui c’è un po’ di confusione), fuor di metafora, addenta e sgranocchia la mela del titolo, e l’esecuzione di Cometa Rossa, di incredibile impatto emotivo, addirittura più potente che nella versione di studio. Come la band spiega nel libretto, Are(A)zione nasce dalla somma dei termini “Area” (“complesso di fenomeni localizzati in un definito ambito territoriale”) e “Azione” (“soggetto di un’opera letteraria drammatica o narrativa, in prosa o in poesia o destinata a un’elaborazione musicale”) e vuole proprio indicare la decisiva partecipazione del pubblico alla riuscita dello spettacolo: al di là di banalità come “musica gratis per tutti” eccetera, ed altri slogan che andavano per la maggiore in quel periodo, ci si riferisce con questo termine composto alla necessità che la gente si riappropri di sé e del proprio spazio anche nella dialettica musicale, per non subire passivamente la musica ma “farla” attivamente. Il brano omonimo costituiva a questo punto proprio una sfida per il pubblico, sfida vinta: nei suoi quasi 15 minuti, Area(A)zione restituisce l’immagine di una band affiatata, di un sound rodato nei minimi particolari, anche laddove si confronta con un materiale melodico scarsissimo (in sostanza una sola, breve, frase, reiterata da Fariselli). La creazione estemporanea diviene quasi il soggetto di questo brano, e spinge i musicisti a ritagliarsi, con invidiabile automatismo, spazi di variabile intensità pur partendo da una base tanto angusta, spazi che restano tutti sottilmente interconnessi, con interventi che, come già accennato, giungono sempre al momento giusto. “Composizione automatica”, verrebbe da dire, tanto per fare i surrealisti: non male, comunque, per un’improvvisazione! Con l’esecuzione de L’Internazionale si chiude il disco ma, sebbene nessuno potesse ancora immaginarlo, in qualche modo si chiude anche un’epoca. I tempi stanno per cambiare, la violenza tornerà ad impadronirsi delle strade e del movimento spegnendo ben presto gli ultimi fuochi della ribellione “critica e consapevole” della quale gli Area avevano saputo farsi portavoce.

Riferimenti bibliografici e teorici: Gianpaolo Chiriacò, "Area. Musica e Rivoluzione", Stampa Alternativa, 2005; Domenico Coduto, "Il Libro degli Area", Auditorium Edizioni n. 35, 2005.

Approfondimenti: una recensione di questo lavoro può essere consultata qui; purtroppo, sul sito di Fariselli non è ancora online una pagina esplicitamente dedicata a questo album… non resta che attendere! Mi scuso anche per il numero esiguo di video proposti, ma purtroppo su YouTube non si trova altro relativamente al materiale di "Are(A)zione".

4 Risposte a “Area, "Are(A)zione" (1975)”

  1. Ciao Eos, grande post, come sempre! E’ un disco eccellente, con forti connotazioni Jazz che lo rendevano un album “difficile” per i novizi…

    Ciao

  2. Ciao!

    Come sicuramente ti sarai accorto, questo è solo uno della lunga serie di post che sto dedicando agli Area… spero di riuscire a recensire l’intera loro discografia, con qualche puntatina sui vari lavori solisti dei membri della band.

    Concordo con quello che dici circa la “difficoltà” di questo album, e devo constatare che ancora oggi spesso è così, in molti nemmeno provano ad avvicinarsi a queste grandi realtà, fenomeni, come gli Area (unici nel nostro paese, credo), in grado di coniugare il rock e la musica popolare con il jazz, la fusion e l’avanguardia e la sperimentazione più estreme. Vorrei tanto che in Italia si parlasse meno di Vasco Rossi, Negramaro e chi per essi, che si incensasse meno tutto ciò che è estero ed esterofilo, e si ricordasse l’impegno di chi la storia della musica ha veramente cercato di cambiarla: che ci sia riuscito o meno è un altro conto, l’importante spesso è anche solo provarci, e con questo mi riferisco indubbiamente alla dimensione musicale del lavoro proprosto dagli Area, ma anche alla sua portata “concettuale”, ideale e politica.

    Vabbè, chiudo qui per non diventare messianico. 😉

    Ciao, grazie del commento!

  3. Ciao, è da un po’ che manco su internet, bello leggerti di nuovo.

    E’ come dici, ci sono pochi che apprezzano queste mirabili fusion, e di solito sono musicisti. Non credo sia casuale… appena ci si appresta a suonare un qualsiasi strumento musicale, la tentazione di creare qualcosa di nuovo spinge verso nuove strade, e i Gruppi che queste strade le hanno percorse, diventano punti di riferimento e ispirazione…

    Ciaooo

  4. Beh, non posso che darti ragione, anche per me è stato così… in piccolo, ovviamente! 😉

    Credo sia comunque un peccato che queste “ricerche”, queste esperienza non riescano più ad uscire, ad arrivare a quanta più gente possibile, perchè poi è per questo che vengono concepite: gli Area stessi avevano aggiunto al proprio nome la dicitura “International POPular group”, e ritenevano ovviamente di dare il meglio di sè a contatto col proprio pubblico, in un’atmosfera realmente dialettica, che poi è l’orizzonte nel quale hanno voluto inserire tutta la loro musica, un’orizzonte di crescita collettiva, un dialogo, per l’appunto. Vabbè, sto salmodiando (di nuovo).

    A presto! 😉

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