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Consigli musicali per questa strana primavera: “QQ”, nuovo ep dei Werner

"QQ", Werner (2013)
I
Werner ritornano a quasi un anno dal loro disco di debutto, Oil Tries To Be Water (potete rileggere le nostre parole a riguardo qui), uscito per White Birch Records lo scorso 29 Aprile 2012. In mezzo ci sono state tante esibizioni live, una delle quali mi vanto di esser stato io in prima persona ad organizzare (presso la Biblioteca Eden di Serravalle Pistoiese, insieme a La Fine Del Mondo, nello scorso Ottobre) e il terzo album dei Ka Mate Ka Ora, la band di cui fa parte Stefano Venturini, chitarra e voce dei Werner. E quindi proprio oggi, dopo circa un anno, il trio pistoiese ritorna con questo QQ, ep contenente 5 cover e un’introduzione strumentale, che dà il titolo all’album e che ci porta in atmosfere vagamente in odore di Sigur Ròs, col suo intreccio di voci e suoni acuti. La scelta delle cover è quanto mai azzeccata: si apre con Blackbird, classico dei Beatles, invero ripreso da decine di artisti negli anni, ma al quale i Werner sanno conferire una dimensione propria, fatta di sospensioni che intervallano un incedere etereo, su cui spiccano il piano di Elettra Capecchi e il violoncello di Alessia Castellano, impegnati a rincorrersi lungo le altalenanti melodie di questi tre minuti. Segue Eyepennies, ripresa dagli Sparklehorse di Mark Linkous, che scorre lieve e malinconica sostenuta ancora dai duetti tra piano e violoncello, tra i quali si ritaglia spazio un arpeggio dolente di chitarra e sparuti tintinnii di piatti, impegnati forse a sottolineare più le pause che l’incalzare di un ritmo sotterraneo e oscuro. Song To The Siren mette i Werner a confronto con la voce immortale di Tim Buckley: lunghi bordoni del violoncello accarezzano le voci e conferiscono profondità a poche note e arpeggi del piano e alla chitarra, impegnata a disegnare un dimesso giro di accordi. Il brano è organizzato come una successione di climax, o per meglio dire come una successione di onde che si infrangono sulla spiaggia, e tornano a ritirarsi e a infrangersi ancora, dolcemente, prima di una spiazzante pausa con ripresa di soli archi e rientro sull’armonia principale in vista della conclusione. C’è spazio anche per gli Smiths di Morrissey, con la loro Please Please Please, un arpeggio al piano che risuona come cristallo finissimo, levigato dal violoncello in una successione di pieno-vuoto che è un marchio di fabbrica del suono personalissimo dei Werner, che evidentemente permette al trio di rapportarsi ai brani altrui senza smarrire mai nemmeno per un minuto le proprie peculiarità. Si chiude con Hey Joe, cover di Daniel Johnston che è anche l’unico, tra questi brani, ad esser già noto, pubblicato sul bandcamp del gruppo proprio lo scorso anno, in occasione della pubblicazione di Oil Tries To Be Water. Ancora una volta i Werner dilatano l’atmosfera, riempiendo le frequenze principalmente con un duetto di pianoforte e violoncello, ai quali solo da un certo momento in poi si sovrappone con convinzione la chitarra acustica. Proprio questo sembra essere il filo rosso che unisce queste tracce: un suono ottenuto dalla sottrazione di elementi, dipanando con la lentezza il bandolo della matassa musicale rappresentata dalle tracce scelte per le cover. Tutti i brani sono ridotti all’osso, e le vibrazioni, minime e minimali, ottenute dalla sovrapposizione sapiente dei pochi elementi a disposizione della band, con gusto e sensibilità che rendono questi circa venti minuti di musica venti minuti preziosi, intrisi di una dolcezza da assaporare con calma e in rispettoso silenzio. Un malinconico scorcio di autunno nei primi giorni di questa primavera capricciosa.

Per chi è interessato, l’ep è disponibile in download gratuito dalla pagina bandcamp dei Werner. Sarà inoltre pubblicato in tiratura limitata di 50 copie: affrettatevi a richiedere la vostra! Qua sotto trovate anche lo streaming delle sei tracce, direttamente da Bandcamp (ricaricate la pagina se non vedete nulla). E, come sempre, buon ascolto!

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